Abbattimento cinghiali con l’arco, protestano gli animalisti

Redazione05/07/20264min
Cinghiale

 

La Provincia autonoma di Trento rafforza le misure per il contenimento della popolazione di cinghiali. Con un provvedimento proposto dall’assessore alle Foreste, Caccia e Pesca Roberto Failoni, la Giunta provinciale ha aggiornato la disciplina sul controllo della specie introducendo due importanti novità: la sperimentazione dell’utilizzo dell’arco e il cosiddetto “controllo mirato”, con il coinvolgimento diretto dei cacciatori abilitati sotto il coordinamento del Corpo Forestale del Trentino.
L’obiettivo dichiarato è quello di rendere più efficace il contenimento di una specie ritenuta responsabile di ingenti danni alle coltivazioni agricole e considerata un potenziale vettore della peste suina africana, malattia che desta crescente preoccupazione in Europa per le possibili ricadute economiche sul comparto dell’allevamento suinicolo.
“La disciplina del controllo del cinghiale è stata aggiornata periodicamente negli anni per renderla sempre più efficace. Questo provvedimento va nella stessa direzione”, ha spiegato l’assessore Roberto Failoni. In particolare, la sperimentazione dell’arco prenderà il via nel 2027 e sarà riservata esclusivamente ai controllori già abilitati. Secondo la Provincia, questa modalità potrà rappresentare un’alternativa nelle aree in cui l’impiego delle armi da fuoco risulti poco opportuno, ad esempio per limitare il disturbo arrecato ad altre specie durante il periodo riproduttivo.
L’altra novità riguarda il “controllo mirato”. Il Corpo Forestale del Trentino potrà organizzare interventi avvalendosi di cacciatori abilitati al controllo del cinghiale, anche in deroga agli ordinari periodi e orari di caccia, soprattutto nelle cosiddette aree “a densità zero”, dove l’obiettivo rimane l’eradicazione della specie.

 


 

Il provvedimento ha però suscitato la dura reazione del mondo animalista. L’Enpa del Trentino ha definito la delibera “un orrore senza fine”, sostenendo che l’impiego dell’arco rischi di aumentare le sofferenze degli animali. Secondo l’associazione, infatti, una freccia non provocherebbe una morte immediata ma potrebbe causare una lunga agonia per dissanguamento.
Anche il Gruppo URSA Trentino, in una lettera aperta indirizzata alla Provincia, ai vertici di ISPRA e agli organi di informazione, parla di una scelta “priva di reale spessore scientifico” e definisce il Trentino “una Casa degli orrori”. L’associazione contesta l’introduzione dell’arco come strumento di controllo, chiedendo all’assessore Failoni e a ISPRA di rendere pubbliche le evidenze scientifiche che avrebbero portato al via libera della sperimentazione.
Gli animalisti esprimono inoltre preoccupazione per la sicurezza pubblica. A loro avviso l’utilizzo di armi silenziose e la possibilità di effettuare interventi anche al di fuori dei normali periodi di caccia potrebbero aumentare i rischi per escursionisti, ciclisti e frequentatori della montagna. Contestano inoltre l’estensione delle deroghe ai cacciatori coinvolti nelle operazioni di controllo e chiedono alla Provincia di investire maggiormente in misure preventive e non cruente.
Tra le proposte avanzate dal Gruppo URSA figurano il divieto assoluto del foraggiamento artificiale dei cinghiali, la realizzazione di corridoi faunistici, l’installazione di recinzioni elettrificate a protezione delle aziende agricole, una migliore gestione dei rifiuti organici, campagne di educazione ambientale e la sperimentazione dell’immunocontraccezione come strumento di contenimento della specie.