Monta la polemica sulla bandiera palestinese al rifugio “Marchetti” sullo Stivo, il gestore non arretra

Quella bandiera, almeno per ora, dal Monte Stivo non scende. E quella che poteva rimanere una questione interna alla SAT si è trasformata in un caso capace di oltrepassare i duemila metri del rifugio “Prospero Marchetti” coinvolgendo associazioni, politica e ora anche la sindaca di Arco Arianna Fiorio. Al centro rimane la bandiera palestinese esposta dal gestore Alberto Bighellini e la richiesta della Società degli Alpinisti Tridentini di rimuoverla.
Una richiesta alla quale Bighellini ha risposto senza lasciare molti margini di interpretazione: «Non toglierò la bandiera della Palestina». Il gestore, alla guida del “Marchetti” dal 2017, continua a rivendicare la natura umanitaria e non politica della propria scelta. «Per me non è assolutamente un gesto politico – spiega in un’intervista – bensì un segnale di solidarietà nei confronti di un popolo che non ha voce e che viene continuamente vessato e umiliato». Parole alle quali Bighellini aggiunge anche una nota personale: «Auspico e mi auguro che vi sia una modalità amichevole di risolvere la situazione, perché questo rifugio è la mia vita. Ho investito tutto quello che ho in questo rifugio e non vorrei che un rapporto finisse perché io manifesto semplicemente solidarietà nei confronti di bambini che vengono uccisi».
La SAT: «Un rifugio rappresenta l’associazione»
La posizione dei vertici SAT resta differente. Nella comunicazione del 13 agosto il presidente Cristian Ferrari ha chiesto formalmente la rimozione, precisando però di non voler giudicare né il significato politico attribuito alla bandiera né le convinzioni personali del gestore. Il nodo, secondo Ferrari, è che il Marchetti appartiene alla SAT e ciò che vi viene esposto può essere percepito come espressione dell’intera associazione. «Un rifugio della SAT è un luogo dell’associazione e risponde a regole comuni», ha ribadito Ferrari. Regole che, secondo il presidente, devono valere indipendentemente dal simbolo e dalla condivisione o meno del messaggio rappresentato. La medesima richiesta, assicura, sarebbe stata avanzata per qualsiasi esposizione riconducibile a una posizione politica non assunta dagli organi SAT.
Una linea che non nasce in questi giorni: la questione era già stata affrontata dalla Giunta SAT il 21 agosto 2025 e nuovamente dal Consiglio Centrale il 25 giugno scorso.
Undici realtà scrivono ai vertici SAT
Intanto attorno a Bighellini si è formato un fronte di solidarietà. Undici associazioni e realtà trentine e lagarine hanno scritto al presidente e al Consiglio Centrale chiedendo di ripensare la decisione. Nel documento richiamano lo stesso Statuto SAT e, in particolare, la finalità del «sostegno alle popolazioni di montagna e più in generale iniziative di solidarietà sociale».
Per i firmatari, dunque, esporre un segno di vicinanza a una popolazione civile colpita dalla guerra sarebbe coerente con i valori di «umanità, compassione e pace». E sostengono che l’indipendenza della SAT da formazioni politiche non debba tradursi nel silenzio davanti alle sofferenze delle popolazioni.
Sulla stessa linea anche Alleanza Verdi e Sinistra del Trentino, che parla di «atto di censura inaccettabile» e invita i vertici SAT a tornare sui propri passi.
Fiorio: «Non credo faccia torto a nessuno»
Nell’Alto Garda le reazioni sono state finora più contenute. A intervenire è però la sindaca di Arco Arianna Fiorio. «La situazione palestinese è un dramma per il quale non ci sono parole adeguate – osserva la prima cittadina –. L’esposizione di una bandiera non credo faccia torto a nessuno, la SAT avrà comunque ponderato la sua scelta».
E così, mentre sul pennone del Marchetti la bandiera rimane al suo posto, il confronto continua. Sullo sfondo resta una questione che va ben oltre lo Stivo: dove finisce la libera espressione di solidarietà di chi gestisce un rifugio e dove comincia la rappresentanza dell’associazione proprietaria?
Per ora SAT e Bighellini danno a quella domanda due risposte diverse. E proprio per questo il caso della bandiera sullo Stivo è tutt’altro che chiuso.
(n.f.)










