“El pitór” Germano Alberti: fiori, vele e rivanità

Citandolo, di lui si è sempre detto: “Germano Alberti Pittore”, come se quel “Pittore” fosse il suo secondo cognome nobiliare. Il suo nome viene associato soprattutto ai quadri di fiori, non a caso ricordati come “i fiori dell’Alberti”, una tematica quella dei fiori prediletta al pari delle vele, del lago, quieto o in burrasca, e sempre, a far da sfondo, l’amata Riva. Nato il 24 novembre del 1933, votato fin da piccolo al disegno, Germano entrò nei primi anni Sessanta, quelli della dolce Riva dei dancing, nella cerchia dei pittori rivani, allora fiorente con i vari Pizzini, Bonat, Susat, Matteotti, ecc.. Una foto lo ritrae, barba curata e occhiali, accanto ad un dipinto di nudo; le cronache parlano di un “giovane artista promettente”. Dallo zio, lo scultore Zaniboni, imparò molto, anche i rudimenti della scultura. Così, nel 1970, realizzò la prima statua del “Cristo Silente” che il gruppo Sommozzatori pose nelle acque di S. Nicolò. Realizzò l’opera, secondo il gusto dell’epoca, saldando delle putrelle. Nel 2009 firmò anche il nuovo Cristo che, portato a termine con concezione più moderna, è oggi una presenza di valore per il Garda. I luoghi dell’arte per Germano sono stati la Rocca delle prime esposizioni, alle quali hanno fatto seguito premiate mostre anche all’estero e gli studi-atelier che hanno scandito gli anni, dal primo in via S. Maria a quello di via Fiume, “La botega del pitór”, entrato nel mito come stimolante luogo di incontro di Rivani e di turisti, per poi arrivare al “buon ritiro”, sempre coltivando la pittura, nella casa-studio di via Bastione. Dal padre ereditò la passione per la montagna e per lo sci, pratica sportiva che lo vide impegnato anche come maestro mentre, nelle edizioni della Notte di Fiaba, anni Novanta, si fece Doge in costume nelle sfilate. Fu tra i fondatori, a fianco del Franco Benatti e altri, di quella benemerita associazione che è da sempre la “Bacionela”; fu consulente nella giunta di Mario Matteotti per il decoro delle facciate delle case e realizzò i trofei per la Vela d’Oro e per le regate più prestigiose della Fraglia. Propose, con Pignattari, mostre d’arte e di antiquariato nelle vie del centro, animando via Fiume e la contrada Marocco. Narratore instancabile della realtà benacense ed affabulatore impareggiabile, amava intrattenersi con gli amici e con i concittadini. Ricordava con gusto, pennellando anche con le parole note di vivace colore, aneddoti e storie della sua amata Riva, sempre pronto a condividere memorie con la gioia di stare insieme, in perfetta allegria, e a tavola alzare il calice in brindisi che erano il sale della vita. Con il suo fare misurato, i modi signorili, la gentilezza che lo portava a salutare con calore chi incontrava, amava essere parte dell’anima quotidiana della città. Spesso sostava, seduto ai tavolini del bar Maroni, con gli amici di sempre, Claudio, Elio, Lucillo, Mimmo e altri. Insieme a loro sfogliava, per poi fissarle su tela, le pagine di quella singolare enciclopedia di personaggi e colori che qualche anima bella ancora oggi si ostina a chiamare “Rivanità”.
Vittorio Colombo










