Campo da rugby, il Sindaco di Riva: «Serve soluzione territoriale, non risposta tampone»

Il caso del Rugby Alto Garda e della mancanza di un campo da gioco continua ad alimentare il confronto politico a Riva del Garda. Dopo l’appello del presidente Claudio Zanoni e dopo l’intervento di Voce Comune per Riva, con la portavoce Elisabetta Aldrighetti, arriva ora la risposta del sindaco Alessio Zanoni, che prova a rimettere in fila il ragionamento dell’Amministrazione comunale.
Il punto di partenza è chiaro: il problema del rugby non viene negato. Anzi. Il sindaco riconosce che il tema esiste, ma contesta alla minoranza di voler continuare a leggere la vicenda soltanto in chiave di scontro politico. «Non è stato detto che il problema non esiste – afferma Zanoni – è stato spiegato che la soluzione proposta non è stata ritenuta adeguata e che il tema va affrontato in una dimensione territoriale più ampia».
Il riferimento è all’ipotesi di utilizzo promiscuo calcio-rugby del campo di Varone, rilanciata nei giorni scorsi come possibile risposta alla società sportiva. Secondo Zanoni, però, quella strada era stata prospettata negli anni precedenti, ma «non è mai stata tradotta in un percorso amministrativo definito né in una progettazione esecutiva» capace di renderla concretamente praticabile. Una volta insediata, spiega il sindaco, la nuova Amministrazione ha scelto di non procedere in quella direzione, perché avrebbe modificato ulteriormente l’equilibrio degli impianti comunali senza offrire una risposta strutturale e condivisa.
Qui si colloca il cuore politico della replica. Per Zanoni non è sostenibile considerare il Comune di Riva del Garda come l’unico soggetto chiamato a risolvere ogni esigenza sportiva dell’intero territorio. Il rugby, come altre discipline, ha una dimensione alto-gardesana e dunque, secondo il sindaco, anche la soluzione deve essere costruita con uno sguardo sovracomunale.
A sostegno di questa impostazione, Zanoni ricorda uno dei primi passaggi compiuti dalla sua Amministrazione: l’organizzazione di un incontro dedicato agli impianti sportivi dell’Alto Garda, con il coinvolgimento dei rappresentanti di tutti i Comuni dell’ambito, del Rugby Alto Garda, del presidente della Federazione provinciale e della presidente del Coni provinciale. In quella sede, sottolinea il sindaco, il Comune di Riva avrebbe già espresso il percorso che intendeva seguire.
La priorità individuata è stata l’hockey. Una scelta che Zanoni rivendica come assunzione di responsabilità e come attuazione di un impegno preso in campagna elettorale. «Abbiamo comunicato che il Comune di Riva del Garda avrebbe scelto di intervenire direttamente, con risorse proprie, per affrontare una criticità che riteniamo oggi ancora più urgente e non ulteriormente procrastinabile: quella legata all’hockey».
Anche in questo caso, il sindaco allarga il ragionamento oltre i confini comunali. Le prime squadre maschili e femminili di hockey sono costrette da anni a svolgere gare e allenamenti a Mori; a queste si sono aggiunte recentemente anche due formazioni Under 21. Per Riva, dunque, destinare il campo del Rione al percorso per l’hockey significa affrontare una criticità concreta, ma anche compiere un sacrificio, perché il Comune dispone già di spazi limitati rispetto al numero di praticanti e rinuncia a uno dei campi oggi destinati al calcio.
Zanoni richiama anche un elemento infrastrutturale: la possibilità di utilizzare il campo del Rione per l’hockey sarebbe resa possibile dalla trasformazione in sintetico, avvenuta anni fa, del campo del Rione 2 Giugno. Senza quell’intervento, osserva, probabilmente la soluzione oggi individuata non sarebbe praticabile.
La replica si chiude con un appello alla responsabilità condivisa. Per il sindaco, il percorso è stato comunicato per tempo ai soggetti coinvolti e ora serve la capacità di costruire soluzioni insieme. «Governare significa scegliere – conclude Zanoni – e scegliere significa anche avere il coraggio di dire che non tutto può essere risolto nello stesso luogo, nello stesso momento e con le stesse risorse».
Una posizione netta, destinata con ogni probabilità a non chiudere il dibattito. Perché da una parte resta l’urgenza del Rugby Alto Garda, società con centinaia di tesserati e un forte radicamento sociale; dall’altra l’Amministrazione rivendica la necessità di una programmazione territoriale degli impianti sportivi. In mezzo, una domanda che resta aperta: quale sarà, concretamente, la casa futura del rugby alto-gardesano?
(n.f.)










