Sedici milioni in più per la Ciclovia: Calzà (PD) chiede chiarezza su costi e tempi

C’è un’opera che da anni divide il territorio dell’Alto Garda e Ledro: la Ciclovia del Garda, progetto simbolo della mobilità sostenibile ma anche terreno di scontro tra visioni opposte di sviluppo e tutela del paesaggio. Oggi, mentre proseguono sopralluoghi e confronti sul campo, torna al centro del dibattito politico con una nuova interrogazione della consigliera provinciale Michela Calzà (PD), unica rappresentante dell’area in Consiglio provinciale.
Il punto di partenza è un dato che pesa: il costo del tratto occidentale, tra Riva del Garda e il confine lombardo, è salito da circa 79 milioni di euro previsti nel 2025 a oltre 95,4 milioni nel 2026. Un aumento di più di 16 milioni che riaccende interrogativi mai sopiti.
Calzà parla di “incremento rilevante” e chiede chiarezza: quali modifiche progettuali, quali opere aggiuntive o esigenze di sicurezza hanno determinato questo balzo? E soprattutto: è davvero il costo definitivo o si tratta solo di una tappa intermedia di una crescita destinata a proseguire?
Un’opera complessa, tra roccia e lago
Il cuore delle criticità sta nella natura stessa del progetto. La ciclovia si sviluppa in uno dei contesti più delicati del Garda trentino: pareti rocciose, falesie, tratti a picco sul lago e interferenze con la viabilità esistente. Un ambiente spettacolare, ma fragile.
Proprio queste caratteristiche hanno già imposto l’introduzione di nuove unità funzionali dedicate alla sicurezza, come opere di difesa dei versanti. Interventi necessari, ma costosi. E il timore, sollevato nell’interrogazione, è che altre opere simili possano emergere anche in ulteriori tratti, facendo lievitare ulteriormente il conto.
Trasparenza e tempi: le grandi incognite
Non è solo una questione economica. A preoccupare è anche la mancanza di un quadro aggiornato. Il cronoprogramma ufficiale, infatti, risale al 2023, nonostante nel frattempo siano cambiati costi, progetti e priorità.
Un vuoto informativo che, secondo Calzà, rende difficile comprendere lo stato reale dell’opera: a che punto sono le progettazioni definitive ed esecutive? Quali ritardi si sono accumulati e perché? E soprattutto, quando sarà effettivamente completata?
A questo si aggiunge un’altra zona grigia: il tratto orientale tra Torbole e Tempesta. Su questo segmento, strategico per la continuità dell’anello ciclabile, mancano indicazioni chiare su progettazione, tempistiche e costi.
Un’infrastruttura che divide
La Ciclovia del Garda nasce con l’ambizione di promuovere un turismo sostenibile e una mobilità dolce lungo uno dei laghi più iconici d’Europa. Ma negli anni è diventata anche un caso emblematico di come grandi opere possano generare tensioni tra sviluppo e tutela ambientale.
Da un lato, chi vede nell’infrastruttura un’opportunità economica e turistica; dall’altro, comitati e associazioni che denunciano impatti paesaggistici e costi ritenuti eccessivi, già richiamati anche nel dibattito nazionale.
L’interrogazione di Calzà si inserisce proprio in questo solco: non mette in discussione solo i numeri, ma la sostenibilità complessiva dell’opera, chiedendo alla Provincia un salto di qualità in termini di trasparenza, pianificazione e condivisione delle scelte.
Il prossimo passaggio sarà in Terza Commissione permanente, dove il confronto entrerà nel vivo. Ma una cosa è già chiara: la Ciclovia del Garda resta un progetto tanto ambizioso quanto controverso, e il suo futuro è tutt’altro che definito. (n.f.)










