Ciclovia, denuncia e protesta sul Garda: riflettori su Val Gola

Redazione03/05/20264min
val gola ponale


 

La contestazione alla ciclovia del Garda entra in una nuova fase. Dopo anni di mobilitazione, il Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Rovereto, puntando il dito sui lavori in corso lungo la Gardesana occidentale, in particolare nella Riserva della Val di Gola.
A illustrare contenuti e motivazioni della denuncia sono stati, in conferenza stampa, tre volti noti del fronte ambientalista locale: Marina Bonometti, Paolo Matteotti e Carla Del Marco, esponenti del Coordinamento impegnato da anni nella battaglia contro l’opera.
L’atto, depositato il 22 aprile, solleva dubbi pesanti. Al centro ci sono interventi ritenuti altamente impattanti: scavi, sbancamenti, gallerie artificiali, passerelle e opere di consolidamento. Secondo gli ambientalisti, il tratto interessato – circa 890 metri tra lo Sperone e il Ponale – comporterebbe modifiche irreversibili al versante roccioso e al paesaggio gardesano.
Tra gli episodi segnalati figurano il taglio di cipressi secolari e movimenti di terra con materiale finito nel lago, situazioni già oggetto di rilievi anche da parte del Comune di Riva, che ha chiesto interventi di ripristino. Nell’esposto si ipotizzano reati ambientali, tra cui inquinamento e tentato disastro ambientale.

 

 

La Val di Gola viene descritta come un’area di altissimo valore naturalistico. Habitat delicati, specie rare ed endemiche, zone di riproduzione per fauna ittica e avifauna. Un equilibrio fragile che, secondo i promotori della denuncia, rischia di essere compromesso in modo definitivo.
«Vediamo sempre più ferro e cemento», ha osservato Marina Bonometti, ribadendo una critica che si aggiunge a quelle avanzate negli anni: costi elevati, complessità tecnica e criticità geologiche che, secondo il Coordinamento, renderebbero l’opera difficilmente realizzabile nella sua interezza.
Nel mirino c’è anche la gestione complessiva del progetto. In particolare il tratto 3.4.2, circa 600 metri tra la galleria dei Titani nord e il Ponale, considerato il più problematico e ancora privo di una soluzione progettuale definitiva. Procedere con altri lotti, sostengono, rischia di compromettere la coerenza dell’intervento e far lievitare ulteriormente i costi.
Da qui la richiesta di fermare tutto: sospensione dei lavori, stop agli appalti futuri e apertura di un tavolo tecnico per ridefinire il progetto. L’alternativa proposta resta quella già avanzata più volte: un collegamento via lago dedicato ai cicloturisti, attraverso un servizio di battelli.
Una posizione rafforzata anche dal fatto che, secondo il Coordinamento, sul versante lombardo sarebbe già stata esclusa la realizzazione completa del tracciato, rendendo di fatto impossibile chiudere l’anello ciclabile attorno al Garda.
Nel frattempo, la protesta torna sul territorio – o meglio, sull’acqua. Lunedì 4 maggio è in programma un’uscita in battello aperta a cittadini, amministratori e rappresentanti istituzionali. Partenza alle 17 dal canale della Rocca, con circa 90 posti disponibili. Per partecipare occorre inviare una email a: [email protected].
L’obiettivo è mostrare direttamente dal lago il tracciato previsto e le criticità denunciate. Un’iniziativa che punta a rendere visibile l’impatto dell’opera e ad alimentare un confronto pubblico più consapevole sul futuro della ciclovia.
Ora la parola passa alla Procura, chiamata a verificare la fondatezza delle accuse. Ma sul Garda, intanto, il dibattito resta aperto. E sempre più acceso.

(n.f.)