Sentieri sostenibili: le richieste delle associazioni ambientaliste per il Garda Trentino

Redazione23/04/20265min
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La crescita del turismo outdoor nell’area del Garda Trentino continua a generare opportunità economiche e visibilità internazionale. Ma accanto ai benefici emergono criticità sempre più evidenti sul piano ambientale e della gestione del territorio. È questo il nodo sollevato dal Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro, che interviene nel dibattito seguito alla recente certificazione “International Trail Rating System” assegnata a Garda Dolomiti.
L’organismo, che riunisce numerose associazioni e comitati locali, non mette in discussione il valore della promozione turistica, ma invita a una riflessione più ampia sugli effetti collaterali di uno sviluppo non governato.

Pressione crescente sui sentieri
Negli ultimi anni l’Alto Garda si è affermato come una delle mete più ambite per gli appassionati di mountain bike, anche grazie alla diffusione delle e-bike. Tuttavia, secondo il Coordinamento, l’aumento dei flussi – soprattutto se non regolato – sta mettendo a dura prova l’equilibrio di sentieri storici e naturalistici.
Tra le principali criticità segnalate:
– il passaggio frequente di biciclette su tracciati dove il transito è vietato;
– l’allargamento e la trasformazione di percorsi storici;
– la creazione di trail abusivi, anche su proprietà private o in aree tutelate;
– il deterioramento dei sentieri escursionistici tradizionali;
– conflitti crescenti tra escursionisti, ciclisti e proprietari dei terreni.
A preoccupare è anche l’impatto fisico del passaggio delle bici, in particolare quelle elettriche: il trasporto a valle di sassi, terra e vegetazione contribuisce a una progressiva erosione dei tracciati, con effetti visibili sulla stabilità dei percorsi e sugli habitat circostanti.

 

 

A rischio patrimonio storico e biodiversità
Un aspetto particolarmente delicato riguarda i sentieri che attraversano aree di pregio storico e ambientale. In diversi casi, evidenzia il Coordinamento, nuovi percorsi di discesa sono stati tracciati in zone che ospitano testimonianze della Grande Guerra o ecosistemi fragili.
Si tratta di un patrimonio duplice – culturale e naturalistico – che rischia di essere compromesso da un uso improprio e da una frequentazione eccessiva, spesso priva di adeguata informazione.

Informazione carente e controlli insufficienti
Un altro punto critico riguarda la comunicazione verso turisti e residenti. La segnaletica, spesso poco visibile o danneggiata, non riesce a trasmettere in modo efficace divieti e indicazioni d’uso. Questo contribuisce a comportamenti scorretti, non sempre intenzionali.
Secondo il Coordinamento, anche i controlli risultano insufficienti rispetto al numero di infrazioni quotidiane, alimentando una percezione diffusa di impunità.

Le proposte: pianificazione, regole e sensibilizzazione
Per invertire la tendenza e garantire una gestione realmente sostenibile della rete sentieristica, il Coordinamento avanza una serie di proposte operative:
– una pianificazione condivisa tra enti pubblici, associazioni e cittadini per la tutela e il ripristino dei sentieri storici
– il rafforzamento dell’informazione attraverso cartellonistica chiara e multilingue, oltre a strumenti digitali
– l’introduzione di presidi e controlli nei periodi di maggiore affluenza, come durante eventi di richiamo internazionale
– la regolazione degli accessi alle aree più sensibili, anche tramite barriere fisiche che limitino il passaggio ai soli pedoni
– campagne di sensibilizzazione per promuovere un uso consapevole e rispettoso del territorio

Un equilibrio ancora da costruire
Il caso dell’Alto Garda riflette una sfida sempre più diffusa nei territori a forte vocazione turistica: trovare un equilibrio tra valorizzazione economica e tutela ambientale.
Il messaggio che arriva dal Coordinamento è chiaro: senza una gestione attenta e condivisa, il rischio è quello di compromettere proprio quelle risorse naturali e culturali che rendono il territorio attrattivo.
Una sfida che chiama in causa istituzioni, operatori turistici e visitatori, in un momento in cui la sostenibilità non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per il futuro del turismo.

(n.f.)