Arco, la “Fitta” tra degrado e memoria storica: l’appello di Dave Michelotti

Ad Arco torna al centro dell’attenzione la situazione della “Fitta”, in particolare nel tratto ancora scoperto di via della Cinta, a pochi passi dal centro storico. Un luogo oggi segnato da incuria e abbandono, ma che custodisce una storia profonda legata all’identità della città.
A riaccendere i riflettori è Davide “Dave” Michelotti, cittadino molto attivo nel sociale, che torna a denunciare una problematica che si trascina da anni.
“Sono anni che il problema si trascina – scrive Michelotti –. Personalmente l’ho pulita più volte: già nel 2020 avevo deciso di intervenire di mia spontanea volontà per rimuovere i rifiuti abbandonati. Ma la buona volontà dei singoli non basta più”.
Le immagini mostrano una situazione evidente: rifiuti, ringhiere arrugginite, pavimentazione deteriorata e segni diffusi di abbandono. Un quadro che contrasta con l’immagine di una città che punta su turismo e qualità urbana.
Un luogo storico, tra acqua e memoria
Quella che oggi appare come una zona marginale è in realtà un frammento di storia.
La “Fitta” nasce infatti come canale irriguo artificiale, parte di una rete che per decenni ha portato l’acqua del Sarca alle campagne della piana dell’Alto Garda.
Un’infrastruttura vitale per l’agricoltura locale, che nel tempo è stata in parte coperta o dismessa, lasciando però visibili alcuni tratti urbani, come quello di via della Cinta.
Non solo: proprio in questa zona si lega anche un episodio noto della storia locale. Qui, infatti, il pittore Giovanni Segantini, quando aveva appena quattro anni, rischiò di annegare cadendo in una “fitta”, segno di quanto questi canali fossero parte integrante della vita quotidiana di un tempo.
Da risorsa a criticità urbana
Il passaggio da infrastruttura agricola a spazio urbano non è mai stato completato fino in fondo. Il risultato è quello che si vede oggi: uno spazio poco valorizzato e soggetto a degrado.
La “Fitta” diventa così simbolo di un’eredità storica non ancora integrata nella città contemporanea.
Michelotti non si limita alla denuncia, ma avanza una proposta concreta: riqualificare e trasformare. Come? Con una copertura della Fitta con lastre di vetro, il rifacimento delle ringhiere e una nuova pavimentazione. “Trasformiamola in un vero biglietto da visita per chi entra nella nostra città”, è l’appello.
Un’idea che punta a ricucire passato e presente, valorizzando un luogo oggi trascurato.
Il post ha acceso rapidamente il dibattito tra i cittadini. Accanto alle posizioni più critiche o leggere, emergono anche spunti interessanti: Miriam suggerisce una valorizzazione culturale, con immagini storiche delle lavandaie, mentre altri cittadini sottolineano il potenziale della zona come accesso al centro, oggi però compromesso dall’incuria.
Una questione che va oltre la “Fitta”
Il caso riporta al centro un tema più ampio, più volte sollecitato dallo stesso Michelotti: quello del decoro urbano e della gestione degli spazi storici.
In una città come Arco, ad alta attrattività turistica, la qualità degli ingressi e dei percorsi urbani è parte integrante dell’esperienza di residenti e visitatori.
La “Fitta”, per posizione e valore storico, rappresenta una criticità ma anche un’opportunità concreta.
Il nodo: interventi tampone o progetto strutturale? La questione ora è chiara: si continuerà con piccoli interventi occasionali, oppure si avvierà una riqualificazione vera?
L’appello di Michelotti ha riportato alla luce un luogo dimenticato, ma carico di storia. E forse è proprio da qui che può partire una riflessione più ampia sul futuro urbano di Arco.
Il dibattito è aperto.
(n.f.)









