Incompiuta di Nago, settima asta deserta. Rinascita e Sviluppo: «Serve una visione pubblica»

Redazione11/03/20266min
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Sette aste giudiziarie e nessun acquirente. L’ex centro commerciale incompiuto in località Pandino, alle porte di Nago, resta invenduto anche dopo l’ultimo tentativo del 19 gennaio scorso. Un nuovo passaggio a vuoto che riporta al centro del dibattito una delle incompiute più evidenti dell’Alto Garda e che riaccende il confronto politico sul futuro dell’area. Sul tema interviene con una presa di posizione articolata il gruppo consiliare di minoranza Rinascita e Sviluppo, che parla apertamente di «assenza di visione strategica» nella gestione della vicenda.
Dalla prima asta del 13 maggio 2024 si sono susseguiti sette tentativi di vendita senza alcuna offerta. Nel frattempo il valore dell’immobile si è progressivamente ridotto: dai 5,7 milioni di euro della base iniziale si è arrivati agli attuali 2,1 milioni, con un’offerta minima fissata a 1 milione e 624 mila euro. Un prezzo ormai drasticamente ribassato che però non ha ancora suscitato interesse concreto da parte di potenziali investitori. Il tribunale di Rovereto dovrà ora fissare una nuova data per l’asta, con un ulteriore possibile ribasso.
Il complesso affonda le sue origini nel 2003, quando una variante al Piano regolatore generale destinò l’ex area Bertoldi alla realizzazione di un centro commerciale. I lavori presero avvio nel 2011, ma già nell’ottobre dell’anno successivo il cantiere si fermò, travolto dalla crisi economica e dalla difficoltà di trovare operatori disposti a investire negli spazi previsti. Anche successivi tentativi di rilancio, tra cui l’ipotesi di inserire una discoteca sulla grande terrazza panoramica della struttura, non portarono a sviluppi concreti.

 

 

Oggi l’edificio incompiuto occupa una superficie considerevole: tre livelli interrati destinati a parcheggi per circa 9.600 metri quadrati, oltre 5.200 metri quadrati tra piano terra e primo piano, un secondo piano espositivo di circa 814 metri quadrati e una terrazza di oltre 2.000 metri quadrati. Una struttura rimasta abbandonata per oltre un decennio e che rappresenta uno dei primi elementi visibili per chi entra nell’Alto Garda dalla direttrice di Nago.
Proprio l’impatto paesaggistico e simbolico dell’edificio è stato più volte sottolineato anche da operatori turistici e amministratori locali, che riconoscono come l’incompiuta rappresenti un problema d’immagine per un territorio fortemente vocato all’accoglienza. Allo stesso tempo, dall’amministrazione comunale viene ribadito come l’ente pubblico possa intervenire principalmente attraverso gli strumenti di pianificazione urbanistica, mentre eventuali progetti di recupero dipenderebbero dall’arrivo di un soggetto privato interessato alla rigenerazione dell’area.
Una prospettiva che non convince il gruppo di minoranza Rinascita e Sviluppo, che nel suo intervento critica quella che definisce una logica di attesa passiva. Secondo i consiglieri – Giovanni Johnny Perugini, Giovanni Di Lucia, Adriano Vivaldi, Donatella Mazzoldi -, continuare a confidare esclusivamente nell’arrivo di un investitore privato rischia di lasciare spazio a operazioni speculative o a soluzioni poco coerenti con le esigenze del territorio.
Nel documento diffuso dal gruppo consiliare si sostiene che il caso dell’ex centro commerciale di Nago rappresenti l’emblema di un sistema decisionale che fatica a esprimere una visione di lungo periodo. In questo quadro viene anche richiamato il precedente dell’area ex Cattoi di Riva del Garda, indicata come esempio di quanto possa risultare complesso governare progetti urbanistici strategici quando l’iniziativa resta esclusivamente in mano ai privati.
Per questo Rinascita e Sviluppo rilancia la proposta di un intervento diretto del pubblico attraverso l’acquisizione dell’immobile da parte del Comune. L’obiettivo sarebbe trasformare l’attuale incompiuta in un “Polo Intergenerazionale del Garda”, una struttura capace di integrare diversi servizi: una RSA, spazi di cohousing con aree condivise, alloggi sociali, spazi di coworking e foresterie per lavoratori stagionali legati al settore turistico.
Secondo il gruppo consiliare, un progetto di questo tipo risponderebbe contemporaneamente a più esigenze del territorio: l’invecchiamento della popolazione, la carenza di servizi socio-assistenziali e la crescente difficoltà di reperire alloggi per lavoratori stagionali. Inoltre, la presenza di funzioni diverse ma complementari consentirebbe di generare economie di scala nella gestione dei servizi e di rendere l’intervento economicamente sostenibile nel tempo.
Per Rinascita e Sviluppo non si tratterebbe quindi di un costo per la collettività, ma di un investimento capace di produrre ritorni sociali ed economici, anche grazie alla possibilità di intercettare finanziamenti pubblici nazionali ed europei o di attivare forme di partenariato sotto la regia dell’ente pubblico.
In attesa della prossima asta, la questione resta aperta. Ma la settima gara andata deserta riporta con forza al centro del dibattito una domanda destinata a pesare sulle scelte future del territorio: lasciare che il destino dell’area sia deciso dal mercato oppure immaginare un progetto pubblico capace di trasformare un ecomostro in un’infrastruttura sociale per l’Alto Garda. (n.f.)