Alla scoperta del Monastero di Arco: silenzio, ospitalità e nuova vita

Redazione22/02/20264min
MONASTERO SERVITE ARCO FOTO di gruppo

 

Una visita partecipata, curiosa, viva. L’associazione “Luogo Comune” ha accompagnato un nutrito gruppo di cittadini alla scoperta del monastero delle Serve di Maria di Arco, in uno di quegli appuntamenti settimanali che stanno diventando sempre più attesi.
Ad accogliere i visitatori, questa volta, non solo la guida ma anche l’attuale proprietà della parte meridionale del complesso, oggi trasformata in un elegante residence-hotel. Un dialogo interessante tra passato e presente, reso possibile grazie alla collaborazione con la comunità religiosa che ancora abita l’ala nord del monastero, guidata da madre abbadessa suor Anna Maria De Domenico.

 

 

Varcando il portale principale – impreziosito dallo stemma imperiale sorretto da angeli – si entra in un luogo che racconta secoli di vita, ma che oggi guarda con fiducia al futuro. Il monastero, un tempo sostenuto da finanziamenti imperiali, è stato negli anni Cinquanta progressivamente abbandonato, fino a cadere in condizioni di forte degrado.
La svolta è arrivata cinque anni fa quando i coniugi bolzanini Steffl Happacher e Manuel Mutschlechner hanno deciso di rilevare l’edificio, con il supporto della Provincia. Da quella scelta è nato Monastero Arx Vivendi, un progetto che unisce ospitalità e rispetto per l’anima originaria del luogo.
Durante la visita, guidata con competenza e passione dalla professoressa Ivana Franceschi, gli ospiti hanno potuto attraversare gli spazi un tempo riservati alle converse, oggi trasformati in camere curate nei dettagli. Il restauro ha mantenuto intatta l’atmosfera contemplativa, aggiungendo comfort moderni e un’attenzione particolare al benessere: ambienti luminosi, materiali naturali, prodotti selezionati con cura. Un equilibrio delicato tra silenzio e accoglienza.

 

 

“È un progetto che ci sta profondamente a cuore – ha raccontato Manuel Mutschlechner –. Questo è il luogo che abbiamo scelto come casa per la nostra famiglia e vogliamo condividerne l’unicità con i nostri ospiti”.
Accanto alla nuova vita dell’hotel, resta viva la presenza delle quattro suore che abitano l’ala nord. Una convivenza rispettosa che rende il monastero un luogo davvero particolare: non un semplice recupero architettonico, ma uno spazio dove spiritualità e ospitalità dialogano ogni giorno.
La visita si è conclusa nella chiesa della Madonna della Neve, cuore spirituale del complesso. Tra affreschi e altari dedicati alla Vergine, l’arte racconta la devozione e la storia della comunità che qui ha vissuto per secoli. Ma più delle date e delle vicende, a colpire è l’atmosfera: una quiete che invita a fermarsi, ad alzare lo sguardo, a respirare.
Un pomeriggio che è stato molto più di una lezione di storia: una riscoperta condivisa di un luogo simbolo della città, oggi restituito alla comunità con una veste nuova ma con la stessa anima di sempre.