Baby-gang: paura e vandalismi all’oratorio di Arco

Il tema delle cosiddette baby-gang, o “maranza”, secondo un termine ormai entrato nel linguaggio comune – torna a far discutere anche nell’Alto Garda. Un fenomeno che, pur senza sfociare in episodi di grave criminalità, incide sulla sicurezza percepita e sulla qualità della vita, soprattutto nei luoghi di aggregazione e nelle fasce più fragili della popolazione.
A riportare l’attenzione sulla questione è l’intervista realizzata dalla redazione de La Busa.info al direttivo dell’oratorio San Gabriele di Arco, che ha raccontato una situazione di disagio protratta nel tempo e caratterizzata da comportamenti ripetuti di disturbo.
La testimonianza dell’oratorio di Arco
Secondo quanto riferito dal direttivo, già da un paio d’anni un gruppo di una decina di giovani, quasi tutti minorenni e spesso vestiti in modo simile – prevalentemente di nero – frequenta l’oratorio soprattutto nei pomeriggi e nei fine settimana, interferendo con le attività ricreative dei ragazzi che utilizzano gli spazi per giocare a calcio, pallavolo o semplicemente stare insieme.
«Entrano all’interno dell’oratorio e infastidiscono i ragazzi», spiegano i responsabili, parlando di una presenza ciclica che si intensifica tra primavera e inizio estate, per poi spostarsi nei mesi estivi verso Riva del Garda, in particolare nelle zone del lungolago, e tornare ad Arco in autunno.
Nel corso del tempo non sono mancati episodi più tesi, come spintoni o zuffe tra gruppi di coetanei, che hanno portato più volte a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine. Proprio a seguito di questi episodi l’Oratorio aveva deciso una misura drastica: la chiusura dei cancelli per nove mesi, consentendo l’accesso solo a persone tesserate e con accompagnamento dei genitori.
Una scelta che inizialmente sembrava aver ridotto il problema, ma che non lo ha risolto definitivamente. Tra i disagi segnalati anche atti vandalici minori, come una porta d’emergenza forzata e il frequente abbandono di rifiuti negli spazi comuni e sui campi da gioco, con conseguenti costi e impegni aggiuntivi per la gestione della struttura.
«Non parliamo di minacce fisiche – precisano – ma di comportamenti di disturbo: fanno gruppo, seguono alcuni leader e si muovono in blocco». L’Oratorio è oggi dotato di videosorveglianza e ha migliorato la visibilità del perimetro, eliminando siepi e zone cieche, mantenendo un dialogo costante con le forze dell’ordine, seppur senza aver mai formalizzato denunce ufficiali.
La riflessione di “Arcofucinacomune”: prevenzione e “difese immunitarie”
Sul tema è intervenuta anche Arcofucinacomune, che invita a leggere il fenomeno delle baby gang in una chiave più ampia, legata alla sicurezza percepita e alla tenuta sociale delle comunità.
Secondo il gruppo ad Arco e Riva del Garda non si registrano situazioni di emergenza, ma alcuni atteggiamenti giovanili negli spazi pubblici contribuiscono a generare insicurezza e disagio, in particolare tra le persone anziane. Per chi ha sempre vissuto il territorio come un luogo sicuro e familiare, questi cambiamenti risultano destabilizzanti.
La risposta, secondo Arcofucinacomune, non può essere solo repressiva. Al contrario, è fondamentale rafforzare le “difese immunitarie” della comunità, intese come l’insieme di azioni preventive capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in devianza. In questa direzione si collocano le politiche portate avanti in passato dalla Giunta Betta, con investimenti su educazione, scuola, sostegno alle famiglie e creazione di spazi di aggregazione positivi per i giovani.
Viene citato in particolare il progetto “Difese immunitarie”, promosso dalla dottoressa Molin, che ha migliorato l’osservazione del territorio e la collaborazione tra servizi, scuole e realtà locali, consentendo di individuare con maggiore tempestività situazioni di fragilità. Accanto a questo, anche il progetto “Family United”, promosso dall’ONU e convenzionato dalla Provincia autonoma di Trento, orientato all’accompagnamento genitoriale nei confronti degli adolescenti.
Un fenomeno complesso
Come sottolinea Arcofucinacomune, il fenomeno delle baby gang non nasce dal nulla, ma è legato a una combinazione di fattori: noia e mancanza di opportunità, uso dei social media che amplifica comportamenti emulativi, fragilità educative e familiari.
L’esperienza dell’oratorio di Arco mostra come il disagio giovanile possa tradursi in comportamenti che, pur non configurando reati gravi, incidono concretamente sulla vivibilità degli spazi comuni. Allo stesso tempo, il dibattito aperto sul territorio evidenzia la necessità di un approccio integrato, capace di tenere insieme prevenzione, presidio del territorio e responsabilità educativa.
Investire nella prevenzione – è il messaggio condiviso – significa costruire una comunità più attenta, coesa e capace di prendersi cura sia dei giovani sia delle persone più fragili, per mantenere l’Alto Garda un territorio sicuro e vivibile per tutti.
Nicola Filippi










