1967: quei terribili studenti della Prima A-bis alle Medie di Arco

Fabio Galas04/12/20215min4163
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Una rimpatriata di quelle che contano è stata organizzata dai “terribili” studenti della Prima A-bis che frequentavano le Scuole Medie a Prabi di Arco nell’Anno Scolastico 1967-68 per incontrare ufficialmente, dopo 54 anni, la loro insegnante di Lettere.
Una storia molto particolare e curiosa che merita di essere raccontata.
Da sempre in ogni classe ci sono alcuni elementi più “vivaci”, ma quell’anno la direzione decise di pescare questi ragazzi e radunarli in un’unica sezione. Si formò così la Prima A-bis, composta da dieci studenti particolarmente esuberanti: Sergio Baldessari, Gianbattista Beggiato, Maurizio Covi, Franco Deimichei, Roberto Ferro, Giovanni Galletti, Aldo Mancabelli, Ferruccio Pincelli, Luciano Righi e Claudio Torboli. Per tenere a bada questo manipolo di pesti si pensò di assumere una giovane e bella laureanda, la professoressa Rosita Mancabelli. All’epoca aveva 21 anni e ai dieci maschietti non sembrava vero avere come insegnante una ragazza che si presentava in classe con le gonne corte.
“Noi, vecchi studenti della classe “speciale” – ci racconta Claudio Torboli – ci vediamo spesso in città e più volte abbiamo espresso la voglia di trovarci con la nostra “prof”, ma l’idea finiva lì. Fino ad un mesetto fa, quando ho trovato in soffitta un mio vecchio quaderno con l’elenco dei compagni di classe, che ovviamente aveva ancora tutte le pagine in bianco. Scoperta che mi ha spinto a cercare i loro contatti e organizzare finalmente una cena alla quale invitare la nostra insegnante. Uno di loro abita a Udine, l’altro a Ponte Arche, ma siamo riusciti a trovarli, mentre di Sergio Baldessari abbiamo perso le tracce”.

La sera di sabato 27 novembre eccoli finalmente riuniti attorno al tavolo di un ristorante assieme all’insegnante Rosita Mancabelli per ricordare gli aneddoti e i ricordi più curiosi.
“Quello di riunire in un’unica classe i più vivaci delle Prime – ci racconta la prof – è stato un grave errore pedagogico, che infatti non si ripeté più. Si trattava della mia prima esperienza didattica, all’età di 21 anni, ancora prima di laurearmi in pedagogia, ed è stata veramente terribile, ma allo stesso tempo istruttiva”.
Durante la serata non è mancato anche un momento di commozione quando gli ex studenti hanno consegnato alla professoressa un mazzo di fiori e il famoso quaderno trovato in soffitta, dove ognuno ha scritto una dedica personale per ringraziarla della pazienza sopportata durante quell’Anno Scolastico.
“A volte penso a quando usciva dalla classe piangendo – ci racconta uno dei partecipanti al ritrovo – per recarsi dal Preside a raccontare le nostre intemperanze. Per farci perdonare gli facevamo trovare un fiore sulla cattedra…”.
“Dopo la prima ora – racconta un altro – dimostravamo tutta la nostra voglia di chiudere i libri e andare in cortile a giocare…”.
“Il comportamento dei ragazzi – conclude l’insegnante – poteva sembrare terribile in quel tempo, ma ora farebbe sorridere. Mai nulla di offensivo nei miei confronti, ma solo poca voglia di studiare e maggiore propensione al divertimento. Ho cercato di gestire la situazione nel modo migliore recuperando parzialmente il loro rendimento. Poi i dirigenti hanno capito e nell’Anno scolastico successivo i ragazzi, tutti promossi, vennero inseriti nelle altre sezioni, quindi la Classe venne sciolta. Dopo quell’esperienza ho fatto l’insegnante per quarant’anni”.
Passato il periodo di esuberanza scolastica, tutti loro hanno messo la testa a posto ed hanno avuto una vita ricca di soddisfazioni personali e professionali, ma i “ragazzi terribili” l’hanno promesso: ora l’incontro tra ex studenti e insegnante si ripeterà ogni anno per riaprire il cuore ai ricordi di quell’Anno Scolastico davvero speciale.

La Busa

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