Vie, targhe e memoria: a Riva del Garda quale toponomastica femminile?

Redazione15/02/20265min
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Ci sono nomi che attraversano la quotidianità senza essere davvero visti. Sono quelli delle vie, delle piazze, degli spazi pubblici. Li leggiamo, li pronunciamo, li usiamo come punti di riferimento. Raramente, però, ci fermiamo a chiederci chi raccontino e, soprattutto, chi lascino in ombra.
A Riva del Garda, questo interrogativo è diventato il cuore di un’iniziativa che intreccia scuola, cultura e cittadinanza. L’Archivio storico comunale ha infatti proposto al Liceo Maffei di aderire a un progetto dedicato alla toponomastica femminile, tema tanto specifico quanto sorprendentemente rivelatore.
A raccontare il senso dell’esperienza è la vicesindaco Barbara Angelini, che ha preso parte a una delle lezioni del percorso: “Ho così potuto partecipare a una lezione ricca e stimolante tenuta dalla professoressa Maria Pia Ercolini, che ha visto ragazze e ragazzi coinvolti e partecipi, curiosi di interrogarsi sui nomi delle strade e sul loro significato”.

 

 

Un “mondo sconosciuto e poco esplorato”
Al centro dell’incontro, la figura di Maria Pia Ercolini, fondatrice dell’associazione Toponomastica Femminile, realtà che da anni lavora a livello nazionale per portare attenzione su un aspetto spesso trascurato dello spazio urbano: la rappresentazione di genere nei luoghi della memoria pubblica.
Angelini ne sottolinea non solo la competenza, ma anche l’approccio divulgativo: “Donna appassionata e competente, con uno stile coinvolgente e ironico ha aperto a tutte e tutti noi un mondo sconosciuto e poco esplorato”.
Un mondo che, numeri alla mano, racconta una realtà sbilanciata.

I numeri della disparità
Il dato citato durante l’incontro è di quelli che colpiscono per immediatezza: solo tra il 3% e il 5% delle strade italiane è dedicato a donne, e spesso si tratta di figure religiose, come madonne e sante. Al contrario, circa il 40% della toponomastica porta nomi maschili.
Una sproporzione che non è solo statistica, ma culturale. Perché i nomi delle strade non sono neutri: riflettono scelte, gerarchie simboliche, riconoscimenti.
Anche nella toponomastica le donne sono state dimenticate, bistrattate, talvolta sminuite. Serve un cambio paradigmatico e culturale anche in questo campo”, osserva Angelini.
Il tema, dunque, travalica l’ambito amministrativo per entrare in quello della memoria collettiva.

Toponomastica come specchio della società
Intitolare una via non significa semplicemente denominare uno spazio. Significa attribuire visibilità, consegnare un nome alla storia condivisa, stabilire quali figure meritino di essere ricordate ogni giorno. Da qui il valore educativo del progetto, che ha coinvolto direttamente le studentesse e gli studenti del Maffei, chiamati a interrogarsi su questioni di identità, rappresentazione e pari opportunità. “Ripensare i nomi degli spazi pubblici significa ripensare la memoria collettiva e offrire modelli più equi alle nuove generazioni”.
Un passaggio che riassume la portata culturale dell’iniziativa: la toponomastica non come semplice atto burocratico, ma come strumento di narrazione civile.

Il ruolo delle istituzioni culturali locali
L’iniziativa nasce dalla sinergia tra diversi attori del territorio. La vicesindaco Angelini rivolge infatti un ringraziamento esplicito al Liceo Maffei e ad Anita Malossini, referente dell’Ufficio Biblioteca, Attività Culturali e Archivio Storico del Comune: “Un grazie sincero al Liceo e alla referente Anita Malossini (…) per aver promosso questa preziosa occasione di riflessione”.
Un esempio di collaborazione tra scuola e istituzioni che evidenzia come i luoghi della cultura possano diventare motori di dibattito e consapevolezza.

Quando anche una targa diventa un messaggio
Il progetto sulla toponomastica femminile invita a guardare con occhi diversi ciò che appare scontato. Una targa stradale, in fondo, è un oggetto minimo, quasi invisibile nella routine urbana. Eppure, può racchiudere un significato profondo.
“Anche una targa può fare la differenza”. In questa frase si condensa l’essenza dell’iniziativa: riconoscere che la parità e la rappresentazione passano anche dai dettagli, dai simboli, dalle scelte che modellano lo spazio pubblico.
Perché la città non è fatta solo di edifici e infrastrutture, ma anche di storie. E decidere quali storie rendere visibili è, a tutti gli effetti, un atto culturale. (n.f.)