“Sad songs make me happy”: Flavio Prada lancia il concerto delle emozioni

Redazione18/02/20265min
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C’è chi sogna palchi affollati, luci abbaglianti, mani alzate e cori da stadio. E poi c’è chi, controcorrente, immagina qualcosa di completamente diverso: un concerto triste. Non è una provocazione malinconica, ma un invito all’ascolto, alla sospensione, a quel tipo di emozione che arriva piano e resta dentro. L’idea porta la firma di Flavio Prada di Riva del Garda, volto noto della scena culturale gardesana.
Musicista, 65 anni, originario di Limeira, nello Stato di San Paolo in Brasile, Flavio Prada è da anni presenza attiva a Riva del Garda. In molti lo ricordano anche per il suo impegno civico e politico portando la sua voce tra i banchi del consiglio comunale. Ma è nella musica che Prada continua a coltivare la sua dimensione più autentica: un percorso che lo ha visto dar vita, insieme alla famiglia, al progetto Jambow Jane.
Questa volta, però, la scintilla nasce da un’intuizione diversa, quasi poetica. «È un’idea che riposa nel cassetto da molti anni», racconta alla redazione de La Busa online. «Ho voluto lanciarla come provocazione, per capire se potesse interessare. E il riscontro è stato immediato».
Il terreno di partenza? Un post pubblicato sul suo profilo social, poche righe capaci di accendere curiosità e partecipazione: solo canzoni che emozionano, che fanno piangere, niente chiacchiere da bar, ma musica da ascoltare davvero.
Il concetto è semplice e insieme controtempo rispetto ai ritmi contemporanei: recuperare il valore dell’ascolto. «Mi piacciono un po’ tutti i generi», spiega Prada, «ma sempre di più sento il bisogno di una musica da sedersi e ascoltare con calma. Qualcosa di meditativo, che sia piacevole nella melodia, anche più complesso. Spazi per questo tipo di esperienza esistono, ma sono sempre più rari».

 

 

L’idea del “concerto triste”, che potrebbe persino evolvere in un piccolo festival tematico, affonda le radici proprio in questa visione. Non un’etichetta di genere, ma una filosofia musicale che Prada riassume con un’espressione anglosassone tanto semplice quanto evocativa: Sad songs make me happy. Le canzoni tristi mi rendono felice.
«Non so se si possa chiamare un vero e proprio genere», riflette, «ma è una sensibilità molto coltivata nel Nord Europa e in parte negli Stati Uniti. La canzone triste si riconosce nel testo, certo, ma anche nella composizione, negli accordi minori, nelle dinamiche».
A far riemergere con forza il progetto è stata un’esperienza recente, vissuta al Cantiere 26 di Prabi. Durante un concerto dell’amico Franco Fornasari, Prada racconta di aver percepito una distanza dolorosa tra palco e pubblico: «Mentre ascoltavo le sue canzoni, mi sono accorto che attorno c’erano persone distratte, rumore, confusione. Mi ha scocciato, ma mi ha fatto riflettere. Le ballad, le canzoni melodiche, persino i temi di Morricone, non sono canzonette: hanno la capacità di farti viaggiare con la mente, di darti emozioni profonde».
E proprio le emozioni sono il cuore del progetto. Non tristezza fine a se stessa, ma catarsi, liberazione, riconoscimento. Lo dimostrano anche i tanti commenti arrivati sotto il post: musicisti pronti a partecipare, appassionati incuriositi, suggerimenti musicali che spaziano da Jacques Brel a Purcell, offerte di spazi e collaborazione. Un piccolo coro spontaneo che sembra dare ragione alla scommessa.
Quanto alla location, Prada non ha dubbi sul punto di partenza: «Mi piacerebbe farlo a Riva del Garda. Ma sto ascoltando idee, proposte, disponibilità». Tra queste, anche l’apertura di spazi privati messi a disposizione da sostenitori locali, segno di un fermento che va oltre la semplice curiosità.
Forse, in un tempo dominato dal rumore di fondo, l’idea di un concerto costruito sull’ascolto e sull’emozione condivisa non è poi così “triste”. Potrebbe anzi rivelarsi sorprendentemente necessaria. Perché, come suggerisce la filosofia di Prada, a volte sono proprio le canzoni più malinconiche a ricordarci quanto sia bello sentire davvero.
Nicola Filippi