Riva era Dallas con “Gei-Ar”, l’auto cornuta e la Capannina

Era scoppiata la “Dallasmania”.
Inizio anni Ottanta: canale Cinque mandava in onda la serie Tv “Dallas”. Le fotoromanzate e le piccanti vicende della famiglia dei petrolieri del Texas, tra pozzi, amorazzi, tradimenti, alcol e sesso, divennero fenomeno di massa e di costume. Sui luoghi di lavoro, nelle famiglie e nelle stalle, le mattine successive all’ennesima travagliata puntata era tutto un disquisire sui nuovi fattacci. Anche in zona la “Dallasmania” produsse effetti di spessore, Ad Arco, fiutando il vento favorevole, il lungimirante Martino Bresciani battezzò “Piccola Dallas” il suo nuovo locale, ristorante e pizzeria, che conquistò consensi e clientela. Per tornare al fenomeno televisivo ecco che la palma della notorietà va al personaggio più tosto della serie Tv, che era, per dirla alla nostrana, tale Gei-Ar (J.R.), prototipo del petroliere senza scrupoli. Anche Riva, folgorata dal fenomeno mediatico, scoprì talenti tra i quali un personaggio, cui piaceva scherzare un po’ sopra le righe, ma simpaticamente vivace. Così Giancarlo Trenti, titolare dell’albergo “Pace” assai conosciuto, prese a girare con in testa un grande cappello da cow boy del tutto uguale a quello del petroliere televisivo. Ma non è tutto, cominciò a scorrazzare per la Busa con un macchinone, tipo vasca da idromassaggio color verde pisello, di quelle che usava anche John Travolta. Sul davanti, proprio sul cofano, installò due enormi corna di bufalo.
I Rivani lo adottarono e il Giancarlo diventò a tempo pieno GeiAr, detto tutto d’un fiato. Il Nostro stava al gioco e si divertiva brindando con gli amici, soprattutto al bar Maroni, celebrato come covo dei “vitelloni” rivani. Non si poteva poi non parlare della moglie del “Gei-Ar” televisivo. Si chiamava Sue Ellen, occhioni assassini e tante passioni, per l’alcol e per i cavalli, tra i quali galoppavano puledri da letto. Ma che fascino e che nome! Fu così che, un po’ dovunque, vennero battezzate plotoni di Sue Ellen. Bel nome, sia chiaro, per quelle che oggi se lo portano a spasso. Ma se allora andavi al Brolio poteva capitarti di sentire un nonno che chiamava così la nipotina: “Nó stà córer, Suelle”. Dietro c’era sempre uno che rilanciava: “Dai, vei chì, Zoemme!”.
Ma torniamo al Nostro. Come detto, si era distinto come conduttore dell’albergo “Pace” negli anni Settanta, poi venne la stagione della Capannina. Va ricordato che negli anni Ottanta non c’erano solo Tiffany e Apres Club in spolvero, perché dalle parti di San Nazzaro il Giancarlo aveva avviato un locale che conobbe stagioni di splendore. Si ballava di tutto, ma la Capannina era il regno del liscio, tanto che le serate erano strapiene. Il dinamico imprenditore, smesso il cappello texano ormai logoro, si era fatto crescere la barba: prendeva il microfono e, dal centro del palco, dava libero sfogo ai suoi talenti di intrattenitore. La Capannina conobbe serate di autentico splendore: ci venne perfino la Cicciolina con il pitone Pito, che replicò le contorsioni erotiche che già aveva “serpenteggiato” al Tiffany del Franchino Chemolli. Tante cose ci sarebbero da dire. Si sa peraltro che Giancarlo ad un certo punto se ne andò in Africa. Pare che colà abbia avuto successo come animatore e produttore ed è comprensibile, visto che in quei posti le Capannine non mancavano di certo. Là avrebbe concluso la sua vita su questa terra.
Un po’ di decenni sono passati, ma chi tiene ben fissa l’immagine del nostro “Gei-Ar” alla guida della simil-vasca idromassaggio, con tanto di corna, non potrà mai dimenticarla, scultura simil-americana di una Pop Art di casa nostra. Giancarlo “Gei-Ar” sorrideva felice, mollava il volante e, con la destra, salutava dando carezze all’aria e sventolando il cappello. Gli amici dai tavolini del bar “Maroni” rispondevano in coro: “Ciao, Gei-Ar. Le corna sul cofano le ha messe Sue Ellen?”. Era proprio, in quei precisi istanti, che quella vecchia Riva sognante diventava la Piccola Dallas, dividendo in ciò con i cugini Arcensi le glorie di quella stagione televisiva e di costume stellare
Vittorio Colombo.