“No alle passerelle sulle falesie”: nuova offensiva ambientalista contro la Ciclovia

La battaglia sulla costruenda Ciclovia del Garda torna ad accendersi. E questa volta gli ambientalisti alzano nuovamente il livello dello scontro politico e tecnico con la Provincia autonoma di Trento e il presidente Maurizio Fugatti. Il Coordinamento interregionale per la tutela del Garda e il Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro hanno infatti diffuso una nuova presa di posizione contro il progetto della ciclovia “tutta pedalabile”, contestando apertamente alcune dichiarazioni rese da Fugatti in Consiglio provinciale il 5 maggio scorso.
Una polemica che arriva a poche settimane dalla recente uscita in battello organizzata dagli stessi ambientalisti lungo la sponda occidentale del Garda, iniziativa pensata per mostrare a cittadini, tecnici e stampa quelle che i promotori definiscono “le brutture già realizzate” sui tratti della ciclovia sospesi tra le falesie del lago.
Secondo quanto riportato dagli attivisti, Fugatti avrebbe ribadito come il progetto sia nato fin dall’inizio con l’obiettivo di creare un’infrastruttura completamente percorribile in bicicletta. Ma proprio su questo punto gli ambientalisti contestano la ricostruzione del governatore leghista, richiamando i successivi pareri tecnici espressi negli anni.
“In fase istruttoria il Tavolo tecnico operativo aveva recepito la tipologia di ciclovia tutta pedalabile”, ricordano gli ambientalisti citando le parole del presidente trentino. Ma poi riportano anche il successivo parere tecnico del marzo 2022 sul Piano di fattibilità tecnico-economica, nel quale si evidenziavano forti criticità geologiche, paesaggistiche e di sicurezza in alcuni dei tratti più delicati.
Un documento che, secondo gli ambientalisti, indicava chiaramente la necessità di approfondire possibili soluzioni di intermodalità via acqua con traghetti dedicati per ridurre i rischi lungo i punti più fragili della costa gardesana.
Ed è qui che entra in gioco il confronto con la Lombardia.
Gli attivisti ricordano infatti come la Regione Lombardia, nel dicembre 2025, abbia deciso di abbandonare la progettazione della ciclovia integralmente pedalabile tra Gardone e Limone, scegliendo invece di puntare sulla navigazione lacustre.
Una scelta motivata, sostengono i coordinamenti ambientalisti, da “criticità tecniche, elevati costi di realizzazione, rischio geologico e forte impatto ambientale e paesaggistico”.
Secondo gli ecologisti, mentre la Lombardia avrebbe seguito una linea “tecnico-politica-economica”, il Trentino starebbe invece perseguendo una scelta “prettamente politica”, insistendo sulla realizzazione di passerelle sospese sulle pareti rocciose del lago.
Durissima anche la replica alle parole di Fugatti sull’intermodalità. Per il presidente della Provincia, la presenza di tratti da bypassare via battello ridurrebbe l’attrattività della ciclovia. Una visione che gli ambientalisti respingono completamente. “Contrariamente a quanto sostiene Fugatti, il ciclista europeo ama moltissimo questi diversivi via acqua”, sostengono i coordinamenti, rilanciando così la proposta di una ciclovia integrata con il servizio di navigazione.
Nel mirino finiscono anche tempi e costi dell’opera. Gli ambientalisti ricordano come nel 2021 si parlasse di completamento rapido dell’intero tracciato tra Riva del Garda e Limone, mentre oggi l’orizzonte temporale si sarebbe spostato almeno al 2029.
Nel frattempo, sottolineano, alcuni dei tratti più delicati – come Sperone-Ponale e Ponale-Galleria Titani – non avrebbero ancora una progettazione definitiva.
Infine arriva anche l’affondo politico finale: secondo gli attivisti, le enormi risorse pubbliche destinate alla ciclovia dovrebbero essere utilizzate per opere considerate “prioritarie e indispensabili”, come la futura circonvallazione di Torbole.
Uno scontro destinato dunque a proseguire ancora a lungo, mentre sul Garda il dibattito tra tutela del paesaggio, turismo e mobilità continua a dividere istituzioni, ambientalisti e territori.










