Il falso Monsignore che confessava le suore

Fine anni Settanta. Arrivò da noi il Monsignore. Era, per dirla con Dante, “alto, bello e di gentile aspetto”. Le quotazioni dei “tonacati”, soprattutto nella metà femminile del cielo, erano alle stelle. L’innamoramento, alla “vorrei ma non posso”, era nell’aria. Quel nostro Monsignore fece dunque la sua apparizione nell’Alto Garda e venne accolto con ammirazione e calore. Del resto, dal sorriso al portamento, tutto in lui parlava di personaggio da santino da collezione. Comprensibile che il Monsignore trovasse tappeti rossi nelle chiese e nei confessionali di Riva e di Arco. Oltre a celebrare la sua Messa quotidiana, il Nostro dava il meglio di sé nelle confessioni. Aveva un dono, quello che fece la gloria di grandi confessori. Dietro la grata era accogliente, comprensivo, tollerante e, diciamola tutta, sapeva ascoltare. Eccome se sapeva ascoltare! Ben presto, per un gran numero di fedeli e per una schiera di pie donne, fu “Il Confessore”. E dunque “Monsignor Confessore”, piovuto nelle lande dell’Alto Garda, diventò rapidamente un personaggio di culto. Per i dissacratori, poi, quel confessionale così frequentato offriva materiale inesauribile per battute e commenti. Il Monsignore era uno stacanovista. Davanti al suo confessionale c’era sempre la fila e il campione della “grata accogliente” divenne, per i sarcastici Rivani, la “Grande Lavatrice”. Quelli e quelle che entravano nel suo confessionale ne uscivano puliti. Bianchi, immacolati e profumati, come dopo un trattamento a centrifuga.
Ma non è tutto: il Monsignore aveva una specializzazione, una sorta di master angelico. Dava il meglio di sé nel confessare le suore. E in quei giorni benedetti affidarono al sant’uomo i loro piccoli o grandi segreti molte delle religiose degli Ordini e dei Conventi di Riva e di Arco.
Tanta fama non poteva non generare qualche interrogativo e, magari, anche qualche sospetto. Si mosse forse il Vescovo o una parte insospettita del clero locale. I Carabinieri prelevarono così il Confessore. Condotto in caserma, grazie a foto segnaletiche, telefonate, fax e cablogrammi, si scoprirono gli altarini. Il suadente Monsignore era un millantatore! un famoso mitomane che aveva battuto zone e parrocchie dell’Alta Italia confessando legioni di fedeli e buona parte della comunità planetaria di suore. Disse di avere la vocazione. Uno ha quella dell’idraulico o del pompiere, lui aveva quella del Monsignore. Al Maresciallo che gli intimò: “Confessi!”, ribatté: “Non faccia confusione, sono io che devo confessare Lei!”.
La storia è vera e finì sui giornali. Ci sono in zona testimoni credibili per essere stati, in quel tempo strampalato, confessati e assolti dal falso Monsignore, diventato per qualche giorno un personaggio di casa, e soprattutto di chiesa, nostra.
Vittorio Colombo









