Ciclovia, il futuro correrà sull’acqua?: L’idea di un “ponte blu” tra Torbole, Tempesta e Navene

A volte il futuro nasce da un’idea già scritta, messa da parte troppo in fretta e oggi tornata di stretta attualità. È quanto sostiene il gruppo consiliare di minoranza Rinascita e Sviluppo di Nago-Torbole, che riporta al centro del dibattito pubblico una proposta risalente al 2015: affiancare alla Ciclovia del Garda un collegamento via lago, trasformando le criticità geologiche della sponda orientale in un’opportunità turistica e infrastrutturale.
Il contesto è quello di una riflessione sempre più concreta sul futuro della ciclovia. Sulla sponda lombarda del lago si sta infatti delineando una svolta significativa: stop a nuovi tratti a sbalzo sul cemento e maggiore attenzione a soluzioni alternative, come un servizio di navigazione integrato, per superare le aree più fragili dal punto di vista idrogeologico. Una scelta che, secondo Rinascita e Sviluppo, dovrebbe diventare spunto di riflessione anche per il Garda Trentino.
Un’idea che viene da lontano
Il recente annuncio sull’ipotesi di un battello tra Torbole e Tempesta, pensato anche per chi percorre il sentiero Busatte-Tempesta, viene accolto positivamente, ma senza sorpresa. Per il gruppo di minoranza non si tratta infatti di una novità.
Già tra il 2015 e il 2017, durante i lavori per il Piano Territoriale della Comunità (PTC), l’allora consigliere Nino Mazzocchi aveva avanzato una proposta chiara: ripristinare il porticciolo di Tempesta per creare un vero e proprio “ponte d’acqua” con Torbole. Una visione puntualmente verbalizzata dall’architetto Zolin, pensata fin dall’inizio non solo per gli escursionisti a piedi ma anche per i ciclisti, come alternativa sicura a un tratto di ciclovia già allora caratterizzato da costi elevati e criticità geologiche evidenti.
Oltre Tempesta: lo sguardo si allunga fino a Navene
Oggi, alla luce delle difficoltà tecniche che il progetto della Ciclovia del Garda continua a incontrare — comprese le recenti frane a sud di Tempesta — la proposta viene rilanciata e ampliata: perché fermarsi a Tempesta?
L’idea è quella di estendere il collegamento via lago fino a Navene, dove esistono un porticciolo pienamente operativo e una tratta di ciclabile già realizzata. Un collegamento diretto Navene-Torbole via battello consentirebbe di bypassare in modo naturale, economico e immediato il tratto più critico della sponda orientale, senza nuovi cantieri invasivi.
Una soluzione intermodale dai molti vantaggi
La proposta si fonda su un modello intermodale, che integra bicicletta e navigazione, e che – secondo Rinascita e Sviluppo – offre benefici su più livelli.
Da un lato sicurezza e risparmio, evitando i costi ingenti e i rischi legati a lavori in zone geologicamente instabili, con un impatto diretto anche sulle risorse pubbliche. Dall’altro la tutela del paesaggio, scongiurando nuove ferite ambientali come quelle già visibili in alcuni tratti della costa orientale, dove spiagge e morfologia naturale hanno subito alterazioni significative.
La “Blue Way”: il lago come parte del viaggio
È però sul piano dell’esperienza turistica che l’idea punta a distinguersi. Immaginare il cicloturista che carica la bici su un battello e attraversa il lago significa ripensare la ciclovia non solo come infrastruttura di collegamento, ma come esperienza immersiva. Il vento sul viso, il rumore dell’acqua, la possibilità di osservare il Garda da una prospettiva diversa diventano parte integrante del viaggio.
Non una rinuncia alla ciclovia, ma un suo arricchimento: una vera e propria “Blue Way”, capace di trasformare un problema logistico in una cartolina memorabile del Garda Trentino.
La proposta è stata formalizzata dal gruppo consiliare Rinascita e Sviluppo per Nago-Torbole, ed è sottoscritta dai consiglieri Giovanni Perugini, Giovanni Di Lucia, Adriano Vivaldi e Donatella Mazzoldi, che invitano l’amministrazione e gli enti competenti a valutare con attenzione una soluzione già disponibile, a basso costo e in grado di coniugare sicurezza, sostenibilità e attrattività turistica. Forse, sostengono, è davvero arrivato il momento di lasciare che la ciclovia, almeno per un tratto, si trasformi in una scia sull’acqua.
(n.f.)










