Cavalleria Rusticana, le gare di Arco all’Arciducale e Laghel

Vittorio ColomboVittorio Colombo11/04/20214min1108
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Galoppavano gli anni Sessanta e ad Arco c’era la cavalleria rusticana. Per una breve stagione, dal 1963 al 1967, si respirò un’epopea di polvere e di cavalcate pazze. C’era un gruppo di amici, qualcuno era di Stranfor, altri di Massone o di altri posti ma, quel che più conta, avevano uno o più cavalli. Erano per lo più contadini e, allora, il cavallo era necessario per il lavoro nei campi.
Nel maggio 1963, alla festa di Stranfor, qualcuno buttò lì l’idea. “Facciamo una gara di cavalli”. Detto fatto. Si tracciò un percorso circolare nel Parco Arciducale. Nacque così il “Concorso Ippico Rusticano”. Tra i promotori, che si definirono “Cavalleria Rusticana”, c’erano Bruno Zanetti, Emilio Rosà, Giacomo Marcabruni di Massone, Lino Tamburini, Guido e Sergio Torboli, Flessati, Zampiccoli di S. Martino e altri. Misero in pista una ventina di cavalli da tiro, “rustici” di grossa stazza e di forte resistenza.
Il Palio nell’Arciducale, con i cavalli ventre a terra tra palme e alberi esotici, entusiasmò oltre mille le persone. L’edizione del ‘64 la vinse Bruno Zanetti con il suo cavallo Marco (nella foto). Compì il percorso “della Sequoia Gigante” in 1’ 55’’, un tempo eccezione “Dovuto anche alla prima forma di doping sportivo – ebbe a ricordare Zanetti – Si sostenevano i cavalli, stanchi dopo una settimana di lavoro, con qualche bicchiere di buon vino rosso che noi proprietari spartivamo così con i nostri animali”.
Erano, quelli in competizione, cavalli assai diversi dai purosangue dell’imprenditore Edoardo Carloni che, fuori gara, intervenne al concorso con i suoi campioni. “Figuriamoci – considerò Zanetti – i nostri non erano neppure abituati alla sella. Lavoravano tutta la settimana. La domenica si cercava di farli riposare. Per la gara dovemmo abituarli alla sella. E allora cavalcavamo la sera nei campi, dopo il lavoro”.
Nel parco Arciducale si disputarono un paio di edizioni. Poi lo stop per preservare l’habitat naturale. L’alternativa venne trovata a Laghel. Si tennero così, con percorso attorno al laghetto, un paio di edizioni. Furono partecipate feste campestri con coppe e ospiti illustri. Ma anche a Laghel arrivò lo stop. E dopo un’edizione al campo sportivo di Arco si mise fine all’iniziativa.
I cavalli da tiro venivano sostituiti ormai dai trattori. Poi ci si mise anche la burocrazia con la richiesta di firmare una montagna di carte per le responsabilità.
Bruno Zanetti, classe 1938, partecipò a tutte le edizioni del palio in sella al suo Marco, un grosso avelignese di oltre 5 quintali, con coda e criniera bionda e una stella in fronte. “L’avevo comprato agli inizi degli anni ’60. Gli avevo dato quel nome perché mi piaceva. Era come un bambino, docile e affettuoso. Capiva tutti i miei ordini. L’ho venduto nel ‘67 perché avevo acquistato il trattore. Lo rividi pochi anni dopo. Stava tirando un carretto a Santa Massenza, mi riconobbe con un nitrito. Se ci penso mi commuovo ancora”.
Storie di cavalli da fatica fattisi per un giorno purosangue, storie di contadini trasformati in cavalieri. Storie che vengono dal passato e che sono irripetibili. Storie belle e senza tempo, come quella della mitica Cavalleria Rusticana arcense.
Vittorio Colombo

La Busa

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