Capre selvatiche ad Arco, danni agli orti e paura

Si mangiano gli ortaggi, rovinano giovani alberi da frutto, e spaventano i proprietari: è allarme in località Prabi, ad Arco, per un branco di capre e caproni selvatici che sta creando problemi sempre più gravi. Gli animali, come mostrato in un video inviato al sito La Busa e diffuso anche sui social, si aggirano indisturbati nei campi agricoli, penetrano in proprietà private e mettono a rischio l’incolumità delle persone. “Non possiamo più entrare nel nostro terreno – racconta Alessandra Pompili, figlia di Carlo Pompili, noto in città come ex corniciaio e presidente del circolo Vela Arco – temiamo di essere attaccati. Un esemplare in particolare, un caprone bianco con grandi corna, si è già mostrato aggressivo. I nostri ortaggi appena piantati e le nostre piante, tra cui giovani ulivi e peschi, sono ormai compromesse. È un danno enorme”.
L’appello alle autorità
Stanca e preoccupata, Alessandra ha deciso di rivolgersi direttamente alle istituzioni. Una PEC è stata inviata sia al servizio forestale della Provincia sia al sindaco di Arco, Alessandro Betta. Dalla Provincia è già arrivata una risposta: un sopralluogo è previsto per lunedì, per valutare la situazione e stabilire un piano d’intervento.
Intanto, per avvisare la cittadinanza e sensibilizzare sul problema, Alessandra ha pubblicato il video sul proprio profilo Facebook. “Non voglio creare allarmismi, ma informare – precisa – il nostro terreno si trova in via Caduti di Cefalonia, una zona molto frequentata da turisti e sportivi. È una questione anche di sicurezza pubblica, sia per la loro presenza che per i sassi che muovono in parete”.
Un problema che arriva da lontano
Non è la prima volta che le capre selvatiche fanno parlare di sé nell’Alto Garda e nella Valle di Ledro. Le prime segnalazioni risalgono al 2011, sia in val di Ledro sia ad Arco.
I Comuni, a quel tempo, reagirono in modo diverso: mentre Ledro adottò una delibera per affrontare la questione, ad Arco l’allora sindaco Paolo Mattei firmò un’ordinanza urgente per l’abbattimento degli esemplari. Ma la misura fu presto sospesa, a causa di forti proteste da parte della Lega Antivivisezione e di un’interpellanza del consigliere Stefano Bresciani (Patt). La posta elettronica del Comune fu invasa da migliaia di mail contrarie all’abbattimento.
Il risultato? Nessun intervento risolutivo. E le capre, nel frattempo, si sono moltiplicate.
Dal Colodri a Prabi: un branco sempre più numeroso
Oggi le capre selvatiche sono diventate una presenza abituale su tutto il versante del Colodri, a Laghel, sulle placche del Baone e ora anche a Patone e Prabi. “Si tratta di animali che ormai sono inselvatichiti – spiega il vicesindaco e veterinario Roberto Zampiccoli – provengono da un’area privata nei pressi della chiesetta di Laghel. I primi esemplari si erano rifugiati sul Colodri, dove si sono riprodotti senza controllo. Ora sono in tanti, e creano problemi anche sulla ferrata, smuovendo sassi e diventando un rischio per gli escursionisti”.
Zampiccoli ribadisce che la competenza è della Provincia, che dovrà individuare con il Servizio Forestale una strategia concreta: “L’obiettivo – sottolinea – deve essere la cattura dell’intero branco, per evitare altri disastri”.
Una questione di equilibrio tra natura e sicurezza
Il caso di Arco riaccende il dibattito tra tutela della fauna e sicurezza del territorio. Da un lato c’è l’empatia di molti cittadini verso animali percepiti come simbolo di libertà e natura; dall’altro, ci sono residenti esasperati da danni materiali e minacce alla propria incolumità.
Come gestire il delicato equilibrio tra ambiente, agricoltura e convivenza civile sarà la vera sfida per le istituzioni locali nei prossimi mesi. Intanto, ad Arco, le capre non si fermano. E il timore è che, ancora una volta, si arrivi troppo tardi.