Arco, edifici agricoli abbandonati da trasformare in prime case: l’appello di Ottobre alla sindaca Fiorio

Redazione17/10/20265min
ARCO PANORAMA CASTELLO

Recuperare gli edifici agricoli abbandonati, trasformarli in abitazioni destinate alla prima casa e offrire una risposta concreta all’emergenza abitativa, senza consumare altro territorio. È la proposta che Mauro Ottobre, consigliere comunale di opposizione di Arco Dinamica, rivolge attraverso una lettera aperta alla sindaca Arianna Fiorio, all’indomani dell’approvazione preliminare della variante urbanistica per la tutela delle aree agricole. Un appello che arriva dopo il lungo confronto politico in Consiglio comunale e che punta a riaprire il dialogo su uno dei problemi più sentiti dalle famiglie arcensi: la difficoltà di trovare un’abitazione a prezzi accessibili.

 



 

«Ad Arco abbiamo pochi edifici agricoli dismessi, chiusi e abbandonati da anni, che oggi versano in stato di degrado», osserva Ottobre, secondo il quale il Piano regolatore vigente contiene già una norma che dovrebbe consentirne il recupero, ma che nella pratica risulterebbe inapplicabile. Da qui la richiesta alla prima cittadina di intervenire in occasione della seconda adozione della variante. «Rivolgo un appello pubblico e costruttivo alla sindaca Arianna Fiorio affinché, nella seconda adozione della variante appena approvata, si possa con un emendamento condiviso sbloccare queste poche situazioni puntuali, prevedendo la possibilità di cambio di destinazione a residenza di prima casa».

La variante agricola, il voto e la mediazione in Consiglio
La proposta si inserisce nel confronto politico che lunedì 12 ottobre ha impegnato il Consiglio comunale per oltre quattro ore.
Come raccontato da La Busa online, la variante agricola è stata adottata in via preliminare con 15 voti favorevoli, sette astensioni e nessun contrario, al termine di una seduta caratterizzata da 509 emendamenti e da una lunga trattativa tra maggioranza e opposizioni.
Il confronto ha prodotto alcune modifiche, tra cui la riduzione a 25.000 metri quadrati della soglia prevista dalla variante e l’eliminazione della disposizione sulla decadenza del titolo. Approvati all’unanimità anche due ordini del giorno per riesaminare il divieto di ampliamento delle abitazioni nelle aree agricole e la perimetrazione degli ambiti agricoli identitari.
La sindaca Fiorio aveva espresso soddisfazione per l’esito del voto, mentre lo stesso Ottobre aveva richiamato la necessità di una «mediazione di buon senso».
Ora il consigliere rilancia, proponendo un ulteriore intervento nella successiva fase dell’iter urbanistico.

«Non è cemento, è una risposta sociale»
Il punto centrale della proposta è evitare nuove edificazioni, recuperando esclusivamente il patrimonio già esistente. «Non stiamo parlando di cento o duecento edifici. Sono pochi casi, concreti e facilmente identificabili sul territorio». Secondo Ottobre, questa soluzione sarebbe compatibile anche con gli obiettivi ambientalisti dell’amministrazione. «Non si costruisce nulla di nuovo, non si consuma un metro di terra agricola in più. Si recupera solo l’esistente».
A rendere urgente la questione, sostiene il consigliere, è anche l’aumento dei prezzi delle abitazioni, che quantifica mediamente nel 20%, senza indicare nella lettera il periodo di riferimento. Ottobre richiama inoltre situazioni di particolare difficoltà abitativa: «Ci sono persone, nel nostro Comune, che sono costrette a dormire nei depositi attrezzi. Dobbiamo chiederci: va bene così?». Una denuncia che evidenzia, secondo l’esponente di Arco Dinamica, la necessità di affiancare alla tutela del paesaggio politiche concrete per il diritto alla casa.

La richiesta alla sindaca Fiorio
La proposta dovrà naturalmente essere valutata sotto il profilo urbanistico e normativo, anche per verificare quali edifici possano effettivamente essere recuperati e con quali vincoli per garantirne la destinazione a prima abitazione. Per Ottobre, tuttavia, il principio è chiaro e non dovrebbe dividere maggioranza e opposizione. «Sindaca, ci vuole coraggio. Sbloccare poche situazioni esistenti per farne prime case non è cemento, è una risposta sociale e di buon senso».
La palla passa ora all’amministrazione Fiorio, chiamata a valutare se e come inserire questa possibilità nella seconda adozione della variante agricola. Un nuovo capitolo del confronto tra tutela del territorio, recupero del patrimonio edilizio e diritto all’abitare, che ad Arco rimane più che mai aperto. (n.f.)