«Abbiamo ereditato vent’anni di degrado»: l’Assessora risponde sull’olivaia

Redazione09/06/20267min
olivaiarco

 

L’olivaia arcense è uno dei simboli più riconoscibili della città, un patrimonio paesaggistico, agricolo e culturale che da secoli caratterizza il versante che sale verso il Castello e la zona di Laghel. Proprio sul suo stato di conservazione si è concentrata nelle scorse settimane l’interrogazione presentata dai consiglieri di opposizione (leggi), che avevano denunciato situazioni di degrado, staccionate danneggiate, sentieri poco curati, ramaglie abbandonate e fenomeni di incuria diffusa nell’area della Rupe del Castello.
Ora arriva la risposta dell’assessora all’ambiente del Comune di Arco, Chiara Parisi, che non solo affronta le criticità segnalate, ma allarga lo sguardo a una questione che, secondo l’amministrazione, riguarda il futuro stesso dell’olivicoltura arcense.
«L’olivaia rappresenta un patrimonio di straordinario valore non solo economico, ma anche paesaggistico, storico e ambientale per il nostro territorio», esordisce Parisi, spiegando come fin dall’inizio del mandato sia stato avviato «un dialogo costante con i numerosi soggetti e portatori di interesse direttamente coinvolti in questo settore».
L’assessora evidenzia come dietro il degrado visibile in alcune aree esista una problematica molto più profonda. «Da subito è emersa la delicata situazione di particolare difficoltà che il comparto sta attraversando. Il susseguirsi di annate complesse per la produzione olearia sta generando crescente scoraggiamento tra gli operatori e favorendo l’abbandono degli oliveti più difficilmente accessibili e non meccanizzabili».

 


 

Un fenomeno che non riguarda soltanto Arco, ma che interessa numerose realtà olivicole italiane, dove i costi di gestione spesso superano i benefici economici derivanti dalla produzione.
Per questo il Comune sta cercando di affrontare il problema su più livelli. «Abbiamo avviato un percorso innovativo volto a studiare il valore economico del paesaggio olivicolo e dei servizi ecosistemici che esso garantisce», spiega Parisi. Un lavoro sviluppato assieme agli altri Comuni dell’Alto Garda e all’Università di Trento, con l’obiettivo di dotarsi di strumenti concreti per la tutela e la valorizzazione di un patrimonio che va ben oltre il semplice aspetto produttivo.
Tra i temi affrontati dall’amministrazione c’è anche quello dello smaltimento delle ramaglie provenienti dalle potature, una questione da tempo al centro del dibattito locale. «Il confronto con gli altri Comuni riguarda anche la gestione delle ramaglie come scarti di potatura, tema affrontato più volte anche in Consiglio comunale, al fine di individuare soluzioni che possano agevolare lo smaltimento del materiale vegetale soprattutto nelle aree più impervie e difficilmente raggiungibili».
Sul fronte delle accuse di incuria mosse dall’opposizione, l’assessora replica con fermezza. «Abbiamo ereditato una situazione di degrado e abbandono che si protrae da decenni e che, quando sedevamo tra i banchi dell’opposizione, avevamo già portato all’attenzione della precedente amministrazione».
Parisi descrive una situazione stratificata nel tempo: «Staccionate deteriorate, ramaglie accumulate, sentieri non adeguatamente manutenuti e muretti a secco crollati testimoniano una mancanza di interventi strutturali protrattasi nel tempo».
Nel corso dell’ultimo anno non sono però mancati i primi interventi. Insieme alla sindaca Arianna Fiorio, l’assessora ha effettuato numerosi sopralluoghi nella Rupe del Castello e a Laghel, intervenendo in alcune occasioni persino nella raccolta dei rifiuti abbandonati dai frequentatori dell’area.
Grazie al cantiere comunale sono stati eseguiti lavori urgenti di messa in sicurezza delle staccionate e si è proceduto all’abbattimento di un grande cipresso morto che, come ricorda Parisi, era presente «da almeno due anni» e rappresentava un pericolo sia per le persone sia per la stabilità di un importante tratto di sentiero.
Ma il lavoro più impegnativo deve ancora iniziare.
«All’inizio dell’anno ho effettuato un sopralluogo specificamente finalizzato alla definizione degli interventi necessari per predisporre un affidamento esterno», spiega l’assessora.
Le opere previste comprendono la pulizia della Rupe dalle specie infestanti, la rimozione della vegetazione spontanea che sta compromettendo numerosi olivi, l’esbosco del materiale legnoso, il rifacimento delle staccionate e la messa a dimora di nuove essenze aromatiche e tappezzanti per consolidare le aree maggiormente esposte all’erosione.
Uno dei problemi più gravi riguarda la diffusione dell’ailanto, specie invasiva considerata tra le più aggressive in Europa. «Si tratta di recuperare almeno vent’anni di mancata manutenzione, situazione aggravata dalla diffusione di Ailanthus altissima, specie invasiva soggetta a obbligo di eradicazione», sottolinea Parisi.
Parallelamente l’amministrazione intende avviare una mappatura degli oliveti abbandonati per comprendere le ragioni che stanno portando molti proprietari a rinunciare alla coltivazione. «L’intenzione dell’amministrazione è procedere con una mappatura delle aree interessate ad abbandono e con un’analisi approfondita delle cause del fenomeno, al fine di individuare le forme di supporto più efficaci per contrastare l’abbandono e favorire il recupero produttivo e paesaggistico della Rupe».
Per l’assessora la sfida va oltre il semplice decoro urbano. «L’auspicio e l’obiettivo nel breve periodo sono che gli studi già avviati e quelli in programma sull’olivicoltura e sul paesaggio olivicolo possano contribuire a far emergere con maggiore chiarezza il valore intrinseco di questi luoghi, indipendentemente dalla loro sola produttività agricola».
Un patrimonio, conclude, «ereditato dai nostri padri, da preservare e trasmettere integro alle generazioni future». Una visione che punta a trasformare l’olivaia non soltanto in un elemento identitario della città delle Palme, ma in un bene comune da tutelare attraverso una strategia di lungo periodo. (n.f.)