Balcone panoramico sul monte Creino, il WWF attacca

Redazione21/10/20265min
PUNTO PANORAMICO GARDA CREINO RONZO CINEMA GARDA 3

Il panorama del lago di Garda è uno spettacolo che la natura offre gratuitamente da sempre. Ma per ammirarlo servono davvero una terrazza attrezzata e una platea di sedie? È la domanda, provocatoria quanto significativa, sollevata dal WWF Trentino Alto Adige/Südtirol, che interviene nella polemica sul «Cinema sul Garda», la nuova installazione panoramica realizzata sul Monte Creino dall’amministrazione comunale di Ronzo-Chienis. Un progetto nato per valorizzare il territorio e rendere accessibile il panorama anche alle persone con difficoltà motorie, ma che sta alimentando un confronto sempre più acceso sul rapporto tra turismo, ambiente e consumo di suolo.

 



 

La vicenda, già raccontata da La Busa online, prende avvio dal progetto denominato ufficialmente «Cinema del Garda – Installazione panoramica all’aperto in località Monte Creino». Una piattaforma con sedute fisse rivolte verso il lago, quasi fosse una sala cinematografica senza schermo, dove il protagonista è il paesaggio naturale. Il cantiere, avviato il 7 settembre scorso, è stato affidato alla Garda Service Srl, su progetto dello Studio Ingegneri Associati Fontana & Lotti – Lorenzi.
L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione guidata dal sindaco Gianni Carotta, con il sostegno dell’Apt Garda Dolomiti. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’attrattività della Val di Gresta, offrendo un nuovo luogo di contemplazione del paesaggio. L’inaugurazione è prevista a metà novembre.
Le prime contestazioni erano arrivate da Europa Verde Alto Garda, che aveva denunciato il rischio di trasformare il territorio in una sorta di «Altogardaland», dove ogni angolo naturale diventa un’attrazione turistica.
Ora interviene anche il WWF, che rilancia la questione con parole altrettanto esplicite: «Da lassù il Garda si ammira da sempre, senza bisogno di aggiunte. Che senso ha allora spendere risorse per attrezzare un poggiolo naturale? Forse per far sì che la gente venga a vedere le sedute, e non la veduta?».
Per l’associazione ambientalista il problema supera i confini del Monte Creino e riguarda un modello turistico sempre più orientato verso installazioni facilmente fotografabili e condivisibili sui social. Il paragone è con le panchine e le sedie giganti, diventate simboli di un turismo che, secondo il WWF, rischia di alimentare nuovi flussi e fenomeni di sovraffollamento.
A preoccupare sono soprattutto il consumo di suolo, la progressiva artificializzazione del paesaggio e la moltiplicazione delle infrastrutture turistiche in ambienti naturali.
Il sindaco Carotta, tuttavia, difende la scelta, rivendicandone soprattutto il valore inclusivo.
L’amministrazione ha sistemato una strada già esistente per consentire l’avvicinamento alla terrazza anche alle persone con difficoltà di deambulazione. L’accesso automobilistico ordinario resterà vietato, mentre sarà garantito ai mezzi autorizzati. «Abbiamo pensato di includere anche chi lassù, a piedi, non ci può arrivare», ha spiegato il primo cittadino, respingendo le critiche di chi considera l’intervento superfluo.
Una posizione sostenuta anche dal presidente dell’Apt Garda Dolomiti, Silvio Rigatti, secondo il quale il progetto rappresenta un’opportunità per far conoscere la Val di Gresta, senza necessariamente trasformarla in una destinazione di massa. Il «Cinema sul Garda», nella visione dell’Apt, dovrebbe essere soprattutto un luogo dove fermarsi, leggere e godere della tranquillità del paesaggio.
Il WWF riconosce la validità dell’obiettivo dell’accessibilità, ma invita alla prudenza: «Ogni strada riaperta o sistemata in quota, anche con accessi regolamentati, è un precedente da osservare con attenzione». Gli ambientalisti contestano anche la scarsa originalità dell’installazione, ritenuta molto simile al celebre Knottnkino di Verano, in Alto Adige.
Infine, la replica all’accusa di appartenere al cosiddetto fronte del «no»: «Dopo anni di osservazione del territorio, i nostri no sono stati ascoltati solo raramente, e col tempo non poche delle nostre perplessità si sono rivelate fondate».
Rimane così aperta una questione che va ben oltre una terrazza e qualche sedia: fino a che punto è giusto attrezzare la montagna per renderla più accessibile e attrattiva, e dove comincia invece la necessità di lasciarla semplicemente com’è? Sul Monte Creino il panorama non è cambiato. A cambiare, e a dividere, è il modo di immaginare il suo futuro. (n.f.)