La fanciulla rivana e il Becco dal Monte

Si era nel dopoguerra e viveva in quel di Riva una fanciulla bella e scaltra. Esercitava in proprio, nella sua casa in rione San Rocco, pur a due passi dal Casino di via Marocco, il mestiere più antico del mondo. Con gli Americani in giro la domanda era andata alle stelle. E ciascuna si comportava come meglio credeva. Era inverno e il freddo si tagliava con il coltello. Un mattino che lei era alla fontana venne mirata da un uomo che, dai modi e dai vestiti, denunciava la sua origine montanara. Costui la avvicinò e le disse: “Sono colpito dalla tua bellezza, ma bada, io non sono uso metter mano alla borsa per avere le grazie di una bella donna. Non per nulla mi chiamano il Becco dal Monte”.
La ragazza, smesso il pensiero di cacciarlo a calci, ebbe un’idea che le strappò un sorriso. Disse: “Si vede che Lei è un signor Becco, ma io ho un marito geloso”. Una bugia bella e buona propinata ad arte.
Dovete ora sapere che il Becco era un mercante di legna. Ogni giovedì scendeva dal monte con un carretto che, tirato da un asino, portava una catasta di legna. Aveva fior di clienti, per lo più commercianti e locandieri. Faceva il giro per le consegne e, reputandosi un grand’uomo, si gloriava dei suoi amori.
La bella ragazza, tornando col racconto all’approccio alla fontana, replicò così alla proposta del legnaiolo: “La sua prestanza mi accende di desiderio. Al giovedì, se ci sarà un fazzoletto alla mia finestra, vorrà dire che mio marito è al lavoro”.
Il legnaiolo disboscò allora mezza montagna. Quando scese, com’era solito fare, il carretto era così carico che il povero asino sembrava sul punto di venir meno. Va a questo punto reso noto che nei giorni precedenti la scaltra fanciulla aveva tramato contro il povero legnaiolo con un giovane, suo antico compagno di marachelle di ogni risma. Quel mattino dell’appuntamento amoroso il montanaro smanioso sistemò asino e carretto carico sotto la casa ben conosciuta. Alzò gli occhi e, vedendo il drappo esposto, salì le scale veloce come una volpe in amore. Era il momento atteso. Il giovane complice sortì da dietro un angolo e, dandosi da fare, tolse dal mucchio sul carro un gran numero di pezzi di legna con i quali riempì molte ceste che celò in un androne. Quando il montanaro scese, avendo tutto fuori uso, non degnò di uno sguardo il mucchio sul carro che era, in verità, assai striminzito, ed anche l’asino si fece i fatti suoi.
La storia si ripeté nei giovedì successivi e in quelli successivi ancora. Il legnaiolo andava in giro strafatto d’orgoglio al pensiero di quel povero marito vittima, come molti altri, del Becco dal Monte. Da allora il fuoco nel caminetto della fanciulla scaltra non smise un attimo di ardere. Anche le fiamme danzando sembravano prendersi gioco del freddo cattivo che, in quei giorni di un inverno del dopoguerra, non smetteva di angustiare i poveri Rivani.
Vittorio Colombo










