Foresteria per i dipendenti bocciata, Voce Comune all’attacco: «Arco ha perso un’occasione»

Redazione06/08/20263min
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Il dibattito sulle deroghe urbanistiche respinte dal Consiglio comunale di Arco continua ad alimentare il confronto politico. Dopo le polemiche seguite alla bocciatura delle due richieste di deroga edilizia – quella relativa alla trasformazione di un edificio residenziale a Mandrea in agriturismo e quella presentata dallo Smart Hotel di via Santa Caterina per ricavare una foresteria destinata ai propri dipendenti – arriva ora anche la presa di posizione del movimento Voce Comune per Arco, rappresentato da Elisabetta Aldrighetti e Gianluigi Maino.
Se nei giorni scorsi il voto dell’aula aveva acceso il dibattito tra maggioranza e opposizione, con una parte della stessa coalizione di governo che aveva scelto l’astensione contribuendo alla bocciatura delle due proposte, Voce Comune concentra la propria attenzione soprattutto sul progetto dello Smart Hotel, ritenendolo una risposta concreta a una delle principali criticità del territorio: la carenza di alloggi per i lavoratori del comparto turistico.
«Il diniego alla deroga per la realizzazione di alloggi per i dipendenti rappresenta un’occasione mancata per il nostro territorio», affermano Aldrighetti e Maino. Secondo il movimento, la difficoltà nel reperire personale da parte di alberghi, ristoranti e attività economiche è ormai strettamente collegata alla scarsità di abitazioni disponibili e al costo sempre più elevato degli affitti nell’Alto Garda.

 

 

Per Voce Comune, il progetto presentava inoltre un elemento di particolare interesse: gli alloggi sarebbero stati ricavati attraverso il recupero del sottotetto, senza ulteriore consumo di suolo, e interamente finanziati dall’imprenditore.
«Quando un operatore economico investe risorse proprie per offrire un alloggio ai propri dipendenti – sostengono – contribuisce ad affrontare un problema che da anni penalizza il territorio e, allo stesso tempo, alleggerisce la pressione sul mercato immobiliare».
Secondo Aldrighetti e Maino, qualora fossero emerse perplessità sotto il profilo urbanistico o normativo, la strada da percorrere sarebbe stata un’altra. «Si sarebbe potuto rinviare la decisione e individuare una formula urbanistica più adeguata, invece di chiudere immediatamente ogni possibilità».
Da qui la critica più politica rivolta all’amministrazione guidata dalla sindaca Arianna Fiorio e al Consiglio comunale. «Il compito della politica dovrebbe essere quello di costruire soluzioni e punti di incontro, soprattutto quando un’iniziativa privata può contribuire ad affrontare un problema strutturale come quello della casa».
La vicenda si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra sviluppo turistico, disponibilità di alloggi e difficoltà nel reperimento della manodopera, un tema che negli ultimi mesi è stato sollevato da imprenditori, categorie economiche e forze politiche di diverso orientamento. La bocciatura delle due deroghe edilizie continua così a dividere il mondo politico arcense, alimentando il confronto sul futuro urbanistico ed economico della città.
(n.f.)