Il giallo della tavolozza di Segantini

Redazione05/07/20264min
_4FG6747 SEGANTINI



 

Quella tavolozza era scomparsa! E dire che il buon Pietrino Forcinella, che nei giorni scorsi è passato nell’Altrove, aveva cercato inutilmente di scoprire il perché e il percome la tavolozza da pittura di Segantini era scomparsa. Ha infatti i colori del giallo la misteriosa sorte di un tal reperto segantiano, sorta di reliquia che avrebbe potuto nobilitare ulteriormente la galleria arcense. Per comprendere la questione si deve risalire alla fine degli anni Cinquanta quando, dopo anni di oblio, Arco ebbe una illuminazione del tipo: “Ma questo Segantini, del quale tanto si parla in giro, in fondo è anche cosa nostra, e allora…” Partì così un processo di beatificazione in chiave municipale. Si recuperarono tutte le opere che si trovarono in giro e si allestì una mostra alla Cantina Marchetti; il presidente della Repubblica diede l’imprimatur e venne addirittura stampato un francobollo celebrativo. L’avventura era lanciata. Partì per Maloja in Engadina, dove viveva la famiglia del defunto Maestro, una delegazione. Era composta da Gobbi e Forcinella, rispettivamente presidente e direttore dell’Azienda turistica, e da Vecchi dell’omonimo distributore, persona assai impegnata. Furono ricevuti da Carlotta, nipote del Maestro, che teneva sopra la testiera del letto un dipinto del nonno raffigurante un pino o, stando al ricordo, qualcosa di simile. Carlotta si diede da fare ai fornelli e la delegazione gradì sia il cibo che la compagnia di Bianca. figlia del pittore, Quest’ultima sarebbe stata poi di casa, per alcuni anni, ad Arco dove, finiti i suoi giorni, trovò sepoltura. Si ricorda, tornando allo storico viaggio, che i messaggeri arcensi alla partenza da Maloja ricevettero doni per la città natale dell’artista. Tra i doni figurava un busto di celebrato scultore raffigurante Segantini. Collocato in seguito sulla tomba arcense di Bianca ben poco vi restò perché venne trafugato. Stessa sorte toccò ai pennelli. Restava la tavolozza: Forcinella ebbe modo di ricordare che era una sorta di tagliere di legno tempestato di colori che presentava una parte bianca vicina al foro perché il Maestro vi infilava la mano con guanto. Ricordava inoltre che quando i doni erano arrivati nella disponibilità arcense, ci fu un passamano vorticoso a anarchico con giri difficilmente ricostruibili. Della sorte del busto e dei pennelli si è parlato ma, ahinoi si persero le tracce anche della tavolozza. Il Pietrino, che con Gobbi e Vecchi aveva portato le reliquie destinate alla gloria di Arco a sparizioni irrimediabilmente avvenute, si rammarico a tal punto che ogni volta che ci capitava di incontrarci mi raccontava questa storia ma si illuminava pensando che. perlomeno per alcuni giorni ante-sparizioni, tenendo in mano la tavolozza, aveva sentito con viva emozione che quel tagliere tempestato di colori aveva trattenuto gli umori del Maestro in stato di grazia per capolavori in corso d’opera..
Vittorio Colombo