Dro, la Provincia smentisce Tavernini: “Nessun diritto agli atti prima del Consiglio”

Si conclude (forse) il caso politico-istituzionale che ha animato il dibattito pubblico a Dro e che vede al centro il vicepresidente del Consiglio comunale Alvaro Tavernini. Dopo la diffida inviata alla presidente del Consiglio Valentina Benuzzi e alla segretaria comunale Cinzia Mattevi, la richiesta di chiarimenti inoltrata alla Provincia autonoma di Trento e la diffusione di un parere legale favorevole alle sue contestazioni, è arrivata ora la risposta del Dipartimento Enti Locali della Provincia, destinata a incidere significativamente sul confronto tra maggioranza e opposizione.
La vicenda nasce dalle tensioni emerse in occasione della convocazione di una seduta consiliare ritenuta urgente. Tavernini, chiamato a sostituire temporaneamente la presidente del Consiglio, aveva contestato il mancato accesso preventivo alla documentazione relativa agli atti da discutere, sostenendo la necessità di poter visionare gli atti via via che venivano predisposti per garantire il corretto esercizio delle proprie funzioni istituzionali.
Una posizione che aveva trovato sostegno in un parere legale diffuso nei giorni scorsi dal movimento Onda. Secondo quell’analisi, il vicepresidente del Consiglio avrebbe diritto a disporre della documentazione necessaria per garantire il corretto funzionamento dell’assemblea e l’Ordine del giorno presentato dalla maggioranza per discutere della sua permanenza nell’incarico sarebbe risultato privo di un adeguato fondamento normativo.
La risposta della Provincia autonoma di Trento, però, va in direzione opposta. Nella nota resa pubblica, il Dipartimento Enti Locali afferma che non esiste alcuna disposizione normativa che attribuisca al vicepresidente del Consiglio il potere di subordinare la convocazione dell’assemblea alla preventiva trasmissione degli atti amministrativi. La documentazione, evidenzia la Provincia, deve essere depositata nei termini previsti dal regolamento comunale e non sono previste corsie preferenziali né prerogative particolari per il presidente o il vicepresidente del Consiglio.
Secondo la lettura fornita dagli uffici provinciali, il presidente del Consiglio – e il vicepresidente quando ne esercita le funzioni – è chiamato a predisporre l’ordine del giorno sulla base delle richieste provenienti dagli organi competenti e può rifiutare l’iscrizione di una proposta soltanto nei casi in cui essa sia illecita, impossibile o manifestamente estranea alle competenze dell’assemblea.
Il documento provinciale respinge inoltre l’interpretazione secondo cui Tavernini avrebbe potuto pretendere la consegna della documentazione “man mano che si forma”, confermando la correttezza dell’operato degli uffici comunali e della maggioranza nella gestione della procedura contestata.
La presa di posizione della Provincia arriva mentre resta aperto anche il fronte politico. I capigruppo di maggioranza avevano infatti presentato un Ordine del giorno di censura nei confronti del vicepresidente, accusandolo di avere ostacolato la programmazione dei lavori consiliari e di avere rallentato l’attività istituzionale del Comune. Un’iniziativa che Onda aveva definito illegittima, sostenendo che presidente e vicepresidente del Consiglio comunale siano figure di garanzia non assoggettabili a una logica fiduciaria analoga a quella prevista per sindaco e giunta.
Nella nota diffusa dopo il pronunciamento provinciale, la maggioranza rivendica invece la fondatezza della propria posizione e sostiene che il parere del Dipartimento Enti Locali smentisca integralmente le tesi avanzate da Tavernini nelle ultime settimane. Viene inoltre ribadito che l’Ordine del giorno di censura non rappresenterebbe un attacco personale, ma una valutazione politica sul comportamento tenuto dal vicepresidente nell’esercizio delle sue funzioni.
Il confronto, tuttavia, appare tutt’altro che concluso. Da una parte vi è il parere legale presentato da Onda che individua possibili criticità nella gestione dell’accesso agli atti e nella procedura adottata dalla maggioranza, dall’altra la Provincia autonoma di Trento che conferma la correttezza dell’interpretazione seguita dagli uffici comunali e nega l’esistenza delle prerogative rivendicate dal vicepresidente.










