Alto Garda: ditta con 127 lavoratori irregolari, evasione milionaria

Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Trento ha portato alla scoperta di una rilevante evasione fiscale e contributiva riconducibile a una società dell’Alto Garda operante nel settore della ristrutturazione e manutenzione di macchinari. Gli accertamenti hanno fatto emergere l’impiego irregolare di 127 lavoratori e violazioni tributarie per complessivi oltre 3 milioni di euro.
L’indagine è stata condotta dai finanzieri della Tenenza di Riva del Garda i quali, dopo una serie di controlli preliminari sul territorio e l’analisi delle banche dati in uso al Corpo, nel febbraio scorso hanno avviato una verifica fiscale nei confronti dell’azienda. La società intratteneva rapporti economici con numerose imprese attive in tutta Italia nei settori dell’impiantistica tecnologica, meccanica ed elettrica, oltre che nella produzione e lavorazione della carta.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la gestione effettiva dell’impresa sarebbe stata esercitata dal marito della formale amministratrice unica, una donna di origini straniere che, stando alle risultanze investigative, sarebbe stata completamente estranea agli aspetti economici, contabili e gestionali della società. Gli investigatori hanno inoltre rilevato che un compenso attribuitole nel 2023 sarebbe rimasto soltanto sulla carta e non sarebbe mai stato effettivamente corrisposto.
Determinante si è rivelata la collaborazione con gli ispettori dell’INPS di Trento. Le verifiche hanno consentito di individuare un articolato sistema di evasione contributiva basato sull’inserimento nelle buste paga di quote di retribuzione sotto forma di rimborsi spese esenti da imposte e contributi. Durante i controlli la società non avrebbe fornito documentazione idonea a dimostrare la reale esistenza delle spese rimborsate ai dipendenti.
Anche i lavoratori ascoltati dagli investigatori avrebbero escluso di aver sostenuto costi per conto dell’azienda tali da giustificare i rimborsi indicati nelle buste paga e dichiarato di non aver mai predisposto i rendiconti mensili previsti dalla normativa.
L’analisi incrociata dei dati contenuti nel Libro Unico del Lavoro e dei controlli effettuati sul campo, riferita al periodo compreso tra il 2021 e il 2025, ha permesso di accertare che 127 dipendenti avrebbero percepito somme maggiorate sotto forma di indennità esenti senza che fossero versate le relative ritenute fiscali e previdenziali. L’importo complessivo contestato supera il milione di euro, comprensivo di sanzioni e interessi.
Le indagini economico-finanziarie hanno inoltre evidenziato ulteriori irregolarità fiscali. In particolare, la società avrebbe presentato una dichiarazione dei redditi indicando ricavi pari a zero, mentre i finanzieri hanno ricostruito un volume d’affari di circa 1,8 milioni di euro. Contestate anche violazioni in materia di IVA per oltre 600 mila euro.
L’operazione, sottolinea la Guardia di Finanza, rientra nell’attività di contrasto all’economia sommersa e alle forme di concorrenza sleale che danneggiano le imprese rispettose delle regole e comportano un significativo danno per le entrate dello Stato.










