Affitti brevi e carenza di case: sul Garda sfida tra turismo e comunità

Redazione07/03/20264min
chiave casa abitazione



 

Le immagini che ogni anno, con la fine dell’inverno, tornano a circolare sui social raccontano una realtà ormai familiare lungo le rive del lago di Garda: strade affollate, traffico intenso sulla Gardesana, parcheggi saturi e una crescente pressione turistica. Una situazione che, se da un lato testimonia l’attrattività internazionale del territorio, dall’altro solleva interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità della vita quotidiana per i residenti.
A rilanciare il tema è il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda, che attraverso i propri canali social invita a riflettere sugli effetti di lungo periodo del turismo di massa, in particolare sul fronte abitativo. Secondo il Comitato, uno dei problemi più evidenti riguarda la crescente difficoltà nel trovare alloggi destinati alla residenza stabile.
Negli ultimi anni, infatti, l’espansione delle locazioni turistiche di breve durata ha ridotto drasticamente l’offerta di affitti tradizionali. Molti proprietari scelgono infatti di destinare gli immobili al mercato turistico, più redditizio, lasciando poche alternative per giovani coppie, famiglie e lavoratori stagionali. Il risultato è un mercato immobiliare sempre più sbilanciato, con prezzi elevati e disponibilità limitata.
Le conseguenze, sottolinea il Coordinamento, rischiano di essere profonde: meno famiglie residenti, meno bambini nelle scuole e comunità locali sempre più fragili dal punto di vista demografico e sociale. Una prospettiva che non riguarda soltanto il disagio quotidiano di chi vive sul lago, ma anche la capacità dei territori di mantenere nel tempo una struttura comunitaria vitale.
Il tema è ormai al centro del dibattito nazionale e alcune regioni stanno già intervenendo con strumenti normativi. Tra gli esempi citati dal Comitato c’è la recente legge della Regione Toscana sugli affitti brevi, dichiarata costituzionale dalla Corte Costituzionale, che introduce alcune misure di regolazione del settore.
Tra queste figurano l’obbligo del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per gli immobili destinati agli affitti turistici, il limite di due appartamenti per chi opera come locatore privato – oltre il quale l’attività assume carattere imprenditoriale – e la possibilità per i Comuni di stabilire restrizioni territoriali o limiti al numero di locazioni brevi.
Secondo la Corte Costituzionale, i Comuni possono infatti individuare zone e criteri per regolare questo tipo di attività, mantenendo un ruolo centrale nella pianificazione del territorio, mentre la competenza generale in materia di turismo resta alle Regioni.
Alla luce di questo quadro, il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda invita le tre Regioni che si affacciano sul lago – Veneto, Trentino e Lombardia – ad adottare strumenti analoghi per governare il fenomeno. L’obiettivo, spiegano, non è limitare il turismo, ma trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dell’ambiente e qualità della vita per chi sul Garda vive tutto l’anno.
Una sfida complessa, che richiede visione e collaborazione istituzionale, affinché il successo turistico del lago non si trasformi in un fattore di fragilità per le comunità locali. (n.f.)