Una cosa piccola

Rubrica04/05/20233min
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Sono al supermercato, in centro, reparto freschi.
Sto scegliendo i gusti degli yogurt quando un signore anziano mi si affianca, sposta gli occhiali sulla punta del naso, prende un vasetto e legge a fior di labbra gli ingredienti.
Digrigna i denti, posa il vasetto scuotendo le spalle e si allontana scontento.
Dopo qualche istante, al reparto frutta, lo vedo di nuovo: sta scegliendo delle pesche dalla cestina in esposizione, ma ancora una volta scuote le spalle e se ne va stizzito.
Una signora si accorge che ho seguito la scena e alzando gli occhi al cielo mi fa un gesto come a voler dire “lasciamo stare…”, io prendo due limoni e mi allontano verso le casse.
Dove, puntualmente, trovo lì lo stesso signore di prima che paga un panino con una moneta da cinquanta centesimi. Come resto, la cassiera gli dà qualche monetina di rame e un sorriso.
Niente, afferra le monetine e le scaglia con forza in tasca – si allontana borbottando.
Tocca a me.
Per terra, dove prima c’era il signore anziano, c’è una piccola matita colorata – la mina arcobaleno – un oggetto da bambini. La raccolgo, ha il fondo un po’ masticato.
La cassiera mi guarda, forse attende che le passi la tessera fedeltà.
Lascio tutto sul tappeto scorrevole, in tre passi raggiungo il signore anziano che ancora una volta borbotta tra sè.
“Mi scusi…” – gli appoggio una mano sul braccio, lui mi incenerisce con lo sguardo – “Le è caduta questa dalla tasca…”
E lì, all’improvviso, il suo volto si trasforma.
Gli occhi azzurri diventano liquidi, le guance gli si arrossano, le labbra assumono un lieve tremolìo.
Allunga la mano verso la matitina colorata.
“Oh… Grazie… È… Era di mio nipote… Me la porto sempre dietro nonostante lui… Anche se lui, sa… L’abbiamo perso da qualche tempo…”
Sorrido, sento la sua mano asciutta e ruvida nella mia e penso alle lacrime che quella stessa mano avrà asciugato.
“Per fortuna questa non l’ha perduta.”
Lui sorride, mette la matita in tasca.
“Già… Per fortuna.”
“Arrivederci.”
“Arrivederci… E grazie.”
E io vorrei rispondergli qualcosa come “grazie a lei, che oggi mi ha ricordato che una cosa piccola può avere un potere grande” ma lui intanto si è già allontanato – probabilmente ha già anche ripreso a barbottare.
Il soffitto di un uomo è il pavimento di un altro, dicevano.
Stringo in tasca una carta di caramella che mi porto dietro da mesi. Non la perderò.

 

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