Segantini protagonista a Bassano, Arco prepara una nuova stagione

Il nome di Giovanni Segantini continua a esercitare un fascino che attraversa epoche e geografie. La recente mostra ai Musei Civici di Bassano del Grappa, curata dal professor Niccolò D’Agati, chiusasi domenica 22 febbraio con oltre 108 mila visitatori, ha riportato al centro dell’attenzione uno dei massimi interpreti del Divisionismo e protagonista assoluto del Simbolismo europeo. Un successo che non si esaurisce nei numeri, ma che riaccende riflessioni destinate a trovare ad Arco, città natale del pittore, un’eco particolarmente significativa.
L’esposizione veneta ha restituito Segantini alla sua dimensione più ampia: quella di artista europeo capace di trasformare la montagna in visione interiore, linguaggio universale, spazio morale. Un’eredità che, ancora oggi, continua a generare mostre, studi e nuove interpretazioni.
Segantini e la montagna, tra arte e identità
Nella storia dell’arte, pochi autori hanno saputo raccontare il paesaggio alpino con la stessa intensità simbolica di Segantini. Le sue opere non si limitano alla rappresentazione naturalistica, ma attribuiscono alla montagna una dimensione spirituale, quasi metafisica. La natura diventa specchio della condizione umana, luogo di tensione, fatica e trascendenza.
Una chiave di lettura che trova risonanza anche nella recente riflessione di Vittorio Sgarbi, che proprio al tema della montagna ha dedicato il volume Il cielo più vicino – La montagna nell’arte, pubblicato nel 2025.
La visita di Sgarbi e il legame con Arco
Ai primi di febbraio, in una visita avvenuta con discrezione ma non priva di significato, il professor Sgarbi ha fatto tappa alla Galleria Civica Segantini di Arco, ospitata a Palazzo dei Panni. Un passaggio che ha assunto un valore simbolico per la città, inserendosi in un dialogo culturale che lega Arco ai principali centri internazionali di studio segantiniano.
Nel suo recente lavoro editoriale, Segantini occupa uno spazio di rilievo. Il capitolo dedicato al pittore propone una lettura che rafforza ulteriormente il ruolo dell’artista come interprete assoluto dell’immaginario alpino, sottolineando come la montagna diventi nei suoi dipinti non sfondo, ma protagonista narrativa ed esistenziale.
Palazzo dei Panni e il futuro della Galleria
Se il riconoscimento critico e il successo delle grandi mostre confermano la statura internazionale di Segantini, ad Arco si apre parallelamente una fase di riflessione concreta sugli spazi deputati a custodirne e valorizzarne l’opera.
Lo spostamento della biblioteca comunale rappresenta infatti un passaggio strategico per il destino di Palazzo dei Panni, sede storica della galleria. L’amministrazione, in primis l’assessore alla cultura Massimiliano Floriani, intravede nuove possibilità di sviluppo, capaci di incidere in modo sostanziale sulla fruizione e sull’organizzazione degli ambienti espositivi.
Il piano oggi occupato dalla biblioteca verrà progressivamente liberato, aprendo la strada a un ampliamento della Galleria Civica. L’orientamento è quello di portare le opere ai livelli superiori, ridisegnando la distribuzione interna degli spazi. Il piano terra potrebbe assumere una funzione complementare, diventando un’estensione della galleria e offrendo una risposta a una carenza storica: quella dei magazzini e delle aree di servizio, fondamentali per una gestione moderna del patrimonio artistico.
Nuovi spazi anche per la contemporanea
La prospettiva non riguarda esclusivamente Segantini. L’idea allo studio guarda anche alla creazione di spazi autonomi, scollegati dalla galleria, destinati a ospitare mostre temporanee e progetti dedicati ad artisti contemporanei.
Un modello che richiama esperienze già consolidate sul territorio, come quello della Galleria Craffonara di Riva del Garda. Ad Arco, una struttura con queste caratteristiche non esiste ancora in forma compiuta, fatta eccezione per realtà di dimensioni più contenute come Casa Collini.
L’obiettivo implicito è colmare un vuoto e rafforzare il profilo culturale cittadino, affiancando alla valorizzazione del grande maestro una programmazione capace di dialogare con il presente.
(n.f.)













