Quando morirono i bragozzi “Giganti del Garda”

Redazione04/01/20264min

Ti sembra bella la foto del 1936. Mostra uno scorcio del canale della Rocca, da nord a sud. In fondo all’infilata dei bragozzi si vede il faro della Spiaggia. Sono stati, i bragozzi, i maestosi velieri che hanno fatto un bel pezzo di storia di Riva, città d’acqua e di traffici. Sono tanti i bragozzi ormeggiati, ammassati senza un ordine o uno scopo. E dire che i grandi velieri avevano segnato con la loro maestosità una lunga epopea gardesana tanto che erano chiamati “I Giganti del Garda”. Erano stati, fino a qualche anno prima della foto, il fulcro dei trasporti, possibili soltanto via lago, e, per questo, fulcro della vita marinara e commerciale, fonte di occupazione e di benessere per tante famiglie.
Ma se si conosce bene la loro storia questa foto riempie il cuore di tristezza: la teoria di velieri nel canale della Rocca ha, infatti, il sapore di un funerale. Era successo, poco tempo prima, che erano state aperte le due Gardesane, la Orientale nel 1929 e l’Occidentale, Riva-Gargnano, nel 1931. Il duplice evento era stato salutato come una conquista di progresso e di civiltà. In effetti era davvero così, ma c’erano state anche ricadute negative. Le più importanti si erano fatte sentire proprio sui destini dei bragozzi. Con l’apertura delle Gardesane c’era stata, infatti, un’autentica rivoluzione, oltreché negli spostamenti degli uomini, nel trasporto delle merci che poteva avvenire, proprio grazie alle strade, a costi ridotti e in tempi rapidi, da un capo all’altro del lago. La baldanza dei camion e degli automezzi aveva imposto regole che avevano affondato l’economia, fino a poco prima legata ai bragozzi. Con le strade e i mezzi pesanti bastavano un paio di uomini, si caricava e via. In poco tempo dalle località del basso lago le merci erano a Riva. Proprietari di velieri, marinai e scaricatori si trovarono, di punto in bianco, senza più un futuro.
Così stavano le cose e ben poco si poteva fare. A dire il vero si cercò allora di dare ai velieri un’alternativa, un ruolo diverso e una nuova vita, in chiave sportiva. Per questo nel 1929 venne organizzata una regata spettacolare per celebrare, pensate un po’, ironia del destino, la conclusione dei lavori della Gardesana Occidentale. Il giornale del tempo “il Brennero”, cronaca di Riva, raccontò così l’evento: “Alle ore 11 esatte dalla Punta, ecco staccarsi una fila lunghissima di bragozzi dalle grandi vele rettangolari e sospinti da una “òra” tesa e regolare, presentatasi puntualmente all’appuntamento. Ben presto nel gioco dei bordi per raggiungere la boa lontana sul lago ecco tutto lo specchio cosparso di vele rosse, nere, azzurre, gialle e arancione che si incrociavano in una visione favolosa ed indimenticabile”.
La regata dei bragozzi, purtroppo, ebbe una sola ripetizione nell’anno successivo perché, in seguito, furono proprio questi natanti che vennero a mancare, destinati a scomparire, come si è ricordato, per la concorrenza nei trasporti delle due Gardesane. Ci restano i filmati dell’Istituto Luce: i velieri si rincorrono e le grandi vele li fanno volare sulle onde. È il canto del cigno. Le immagini successive, quelle della nostra foto del 1936, sono di ben altro tenore: “I Giganti del Lago” se ne stanno, l’uno accanto all’altro, quasi per farsi coraggio, nel canale della Rocca, senza alcun significato apparente se non quello di finire fatti a pezzi, buoni ormai solo come legna da ardere.
Vittorio Colombo