L’ultimo giorno di scuola

Rubrica11/06/20213min797
partitabiglie
Quel giorno il cielo era azzurro, con qualche nuvola bianca che si specchiava nel vetro lucido delle biglie.
Sette, otto, dieci, in tasca ci stavano tutte, pronte all'ultima battaglia delle undici e un quarto.
La maestra avrebbe fatto suonare la campanella della ricreazione e saremmo tutti schizzati in cortile, le femmine a giocare con la corda da saltare e a prendersi di mira in quei gruppetti che san solo loro, e noialtri dritti verso la meta: vincere l'ultima partita di biglie dell'anno scolastico.
Il Manca, grosso e stupido come pochi, a fare l'arbitro - come da manuale - e noi divisi in due squadre coi colori del calcio.
"Vince il Milan!"
"No, la Juve!"
"Vedrai!"
E in effetti di cose ne ho poi viste, negli anni, in questa scuola.
Ho visto Margherita darmi un bacio laggiù, dietro a quel paio di ulivi, anche se il giorno dopo era in piazza con Andrea.
E ho visto quando la mamma del povero Prandi lasciò la vita terrena per una brutta malattia e tutti crescemmo improvvisamente un po' troppo in fretta.
Ho visto quando han potato i rami delle piante dopo l'invasione di tignole... Ho visto quando il vecchio parroco è andato in pensione, e l'ha sostituito quello giovane con le cuffiette in testa che sembra un ragazzino.
Ho visto sorgere le albe sui giorni degli esami, calare tramonti lunghissimi sulle sere di studio, ho visto rincasare tardi mio padre sempre più stanco ma mai stufo di darmi un buffetto in testa, costante sicurezza di quei miei giorni lontani.
Ho visto tante cose, non solo la vittoria del Milan a biglie.
Di tutto quanto, poi, mi sono reso conto di non aver visto ancora niente quando sei arrivato tu e ti ho portato in questa scuola per la prima volta.
Credevo che fosse tutto lì, il dolore!
Il mio bambino più piccolo che iniziava le Elementari.
E invece oggi, ultimo giorno di scuola, sei lì che prendi il diploma e intanto già programmi l'iscrizione all'Università.
E lascia che te lo dica, figlio: forse è qui, tutto il dolore.
Sapere che nelle tue tasche non ci sono più biglie.
Ne', tanto meno, nelle mie.
La Busa

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