La tragica fine di Aldo e Mario, i sub pionieri dei Vigili del Fuoco di Riva

Vittorio ColomboVittorio Colombo18/04/20214min2479
boschetti,parolari, cestari.1959 w

Nel luglio del 1978, nell’arco di 12 giorni, persero la vita Aldo Giuliani e Mario Foletti. Erano entrambi sommozzatori del nucleo dei Vigili del Fuoco di Riva del Garda. Due vite spezzate, un unico terribile destino.
Era l’8 luglio. Tre sub dei Vigili del Fuoco, Aldo Giuliani, Mario Foletti e Gianfranco “Noè” Parolari erano impegnati nelle acque di Torri del Benaco in una operazione di verifica di una tubatura. Un intervento, a circa 50 metri di profondità. da semplici sommozzatori. Il Corpo dei Vigili del fuoco non era, in quella circostanza, parte in causa.
Immersioni a turno. Due stavano sulla barca appoggio il terzo si immergeva. Una sagola legata alla vita garantiva il collegamento con la superficie. Tra il sub in immersione e i due sulla barca si “dialogava” con dei tiri della cima. Ad un certo punto i due sulla barca si accorsero che la sagola rimaneva ferma. Mario si gettò subito in acqua. Seguendo la cima, arrivò nei pressi del compagno Aldo Giuliani che appariva esanime. In un estremo tentativo di salvarlo Mario diede aria al Gav (giubbotto assetto variabile) e prese a salire verso la superficie. Ma per Aldo, purtroppo, non c’era più niente da fare.
Mario Foletti, segnato dalla disgrazia, nei giorni successivi era tornato a dividersi tra il lavoro in Cartiera ed il Corpo dei Pompieri. La notte del 20 luglio la trascorse al lavoro. Alle 5, finito il turno, si coricò. Poco dopo, alle 8, venne allertato da una telefonata. Si richiedeva la sua opera per recuperare il corpo di un ragazzo nelle acque del rio Rimone, canale Enel di collegamento tra il lago di Toblino e quello di Cavedine. Non ci pensò un attimo. E si rese disponibile, come tante altre volte. L’immersione finì nel dramma. Nel tentativo di recuperare il corpo Mario rimase intrappolato sott’acqua dalla forte corrente. Si dovette chiudere l’afflusso dell’acqua per poter effettuare i pietosi recuperi.
I due drammatici episodi colpirono, con i familiari, l’intera comunità. Le due disgrazie evidenziarono che non bastava generosità ed abnegazione, ma si richiedeva alta professionalità. Per questo la tragedia portò ad una svolta. Il giornalista Giancarlo Angelini, esperto sub, promosse una campagna stampa per sollecitare regole. Il comandante provinciale Nicola Salvati sciolse tutti i nuclei sub dei vari corpi che operavano in Trentino. Si istituì un unico Corpo provinciale. Quello oggi in funzione.
Il nucleo sub dei Vigili del Fuoco rivani fu fondato negli anni Cinquanta da Dante Dassatti, con il coordinamento di Gianfranco “Noè” Parolari. Negli oltre vent’anni di attività i Vigili sub rivani scrissero pagine di generosità e di altruismo (nella foto, Boschetti, Parolari e Cestari 1959).
Con quella di Noè e di altri, merita di essere ricordata la figura di Umberto Boschetti, pioniere del Gruppo. Classe 1925, meccanico alla Cartiera del Varone e Vigile del Fuoco dal 1959, fu protagonista di centinaia di operazioni nel lago di Garda, e non solo. Toccò ad Umberto, nel 1978, il terribile compito di recuperare dalle acque i corpi dei due amici. Il “Berto” nel ’91 cessò il servizio ma restò con il cuore nei suoi Vigili. Il doloroso ricordo di Aldo e Mario non lo abbandonò mai. Una toccante foto, scatatta nel 2018, ritrae il “Noè” Parolari e il “Berto” sostare davanti alla lapide che, nella caserma dei Vigili del Fuoco di Riva, ricorda il sacrificio di Aldo e Mario. Poco dopo anche il Noe e il Berto, ultimi testimoni e dolenti protagonisti di quel dramma accaduto quarant’anni prima, avrebbero lasciato questa terra.
Vittorio Colombo

La Busa

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