La seggiovia, il Bastione di notte e… il sentiero dell’amore

Vittorio Colombo26/09/20214min3678
5.seggiovia bastione


Tra le vie rivane scomparse, la più affascinante era quella conosciuta come “Il sentiero dell’amore”. Era in discesa, tra cespugli ed alberi, e dal Bastione, o dalla Maddalena, portava in via monte Oro o via Ardaro. E, negli anni Sessanta, di notte era assai trafficata.
Si saliva in seggiovia al Bastione, per una serata di balli al suono del juke box o dei complessini. Era la terrazza dei sogni. Vista mozzafiato su Riva illuminata e sul golfo, in un tripudio di suoni e di colori. Una serata al Bastione era la carta vincente per far breccia nel cuore delle “tedesche”, così venivano chiamate tutte le ragazze nordiche.
Quando c’erano serate musicali, l’ultima corsa in discesa era attorno alle 23. Ma, non è leggenda, erano molte le coppie, fisse o temporanee, collaudate o da collaudare, che prolungavano la permanenza oltre l’ultima corsa in discesa. “Orpo, la funivia è ferma”. E la notte scoppiava di stelle.
E allora, era cosa risaputa in quel di Riva, il ritorno a valle avveniva per complici sentieri tra i boschi della Maddalena e le campagne sottostanti. Ben presto, quel sentiero a più diramazioni, fu più frequentato di viale Dante e viale Roma assieme. E venne battezzato il ”Sentiero dell’amore”.
Fiorì la barzelletta di quel tal rivano che, interrotto sul più bello, si eclissò in mutande. Mise al riparo di un boschetto la sua dolce compagna e, chiosando un film in auge, lanciò alla luna il lamento: “Non c’è pace tra gli ulivi”.
Che dire poi del contadino proprietario della campagna sotto la Maddalena? Era esasperato.
Più che una campagna la sua era un campo di battaglia: Si lamentò col sindaco: “L’è ‘n disastro. Tut smandrà. Ogni panòcia l’è ‘n guldóm”. Chiedo scusa. Si tratta del termine oscuro dialettale che dovrebbe stare per “strumento di prevenzione”. O qualcosa del genere.
Tanto era la fama di quel sentiero dell’amore che Albertino Maria Betta, autore e regista teatrale, anni dopo gli dedicò una commedia dal titolo “Uce de pim”. Racconta la storia di una ragazza rivana che cedette alle lusinghe dell’innamorato. E gli si concesse proprio nella pineta. Nacque in gran segreto una bimba, “frutto dell’amore” e un po’ anche della seggiovia. Appena vide la luce venne data in affido da genitori vecchio stampo. Costei, da giovincella, ritrovò ed abbracciò la madre. La genitrice, piangendo di gioia, le mostrò un involucro di plastica. Conteveva “uce de pim”. Quei cari aghi di pino che le avevano accarezzato schiena e fondoschiena. In quel mai dimenticato atto d’amore. La commedia venne messa in scena dalla compagnia teatrale dell’Albertino “I Sarcaioli”. Il “Cecòm” Betta, gran personaggio da invasioni di campo, la vide ben otto volte. E sempre con commozione.
Che tempi, ragazzi! Quella seggiovia era davvero la scala per il cielo. Per stupori da panorama incantato di una Riva che più felice non poteva essere, accarezzata com’era dai mille azzurri delle acque dell’ amato lago. Non le mancava proprio niente. Aveva perfino il sentiero dell’amore.
Vittorio Colombo

La Busa

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