Ciao, Giovanni

Rubrica28/05/20223min4362
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Ad ogni passo il ghiaino del camposanto faceva un rumore di applausi interrotti, sotto le suole rigide dei necrofori che spingevano il carrello.
Sopra, la cassa più semplice del possibile: qualche fregio, un legno chiaro, un messaggio tacito che parlava di pochi soldi da buttare e il coraggio di sfidare le convenzioni secondo cui "più ce n'è, meglio è" anche alla fine. Soprattutto alla fine, quando a chi ti guarda prendere il treno per l'ultimo viaggio non resta che misurare quanto hanno speso per il tuo funerale. Come se tutto questo fosse relativo a quanto sei stato amato, alle cose che hai fatto, a come te ne sei andato.
L'essere umano sa essere di una tale stupidità da valutare il valore di alcune persone solo al loro funerale, e se mancano le corone con nastri e decori - apriti cielo! Non valeva niente, capito?
Ci vuole l'apparenza, è tutto un gioco di abbondanza.
Tanti fiori, tanto oro, tanti chierichetti, il prete, il vice, il sindaco - nei casi particolari - qualche madama che piange disperata in un angolo (ancora col velo nero sulla testa), si potessero avere anche i vigili del fuoco e i cani molecolari sarebbe il massimo - ma si sa che non si può mai avere tutto dalla vita, bisogna accontentarsi.
E così, con quella cassa semplice e il funerale laico - senza prete, né chierichetti, né fregi, né fiori, né altre baggianate - dopo una vita difficile, piena di dolore ma anche piena di grasse risate alla faccia di chi gli voleva male, lui se n'era andato in silenzio, lasciandosi dietro un solco sul ghiaino.
L'unico rumore di quel momento, dopo una vita spesa a far casino.
Al funerale non era venuto nessuno se non i figli, e la cosa era apparsa così prevedibile che se non fosse stato un funerale ci sarebbe persino stato da ridere.
"Poveretto..." - aveva sussurrato qualcuno. "Non è venuta molta gente a salutarlo... Era anziano..."
"Del resto, se vogliamo avere tanti amici al nostro funerale dobbiamo morire per primi..." - una voce si era sollevata da non so dove, dietro i muri delle tombe di famiglia e degli ossari.
"L'hai detto tu?"
"Ma chi ha parlato?"
"Mah, comunque è vero.."
"Sì, ma che cavolo, chi c'è? Siamo qui in due gatti..."
"Ma chi è?"
"Mah..."
Ciao, Giovanni.



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