Associazione “Oltre il Sarca”: “Mettere in sicurezza il fiume significa pulire il greto”

Redazione26/11/20204min599
20201003_DSC3455 ARCO PIENA DELLA SARCA - GARDA TORBOLE

In questo periodo non passa giorno che non si parli del fiume Sarca, a causa della piena dei primi giorni di ottobre, che non pochi danni ha provocato a campagne e fabbricati.
Dopo la presa di posizione del comitato dei residenti, che ha chiesto interventi rapidi per evitare il ripetersi dei fenomeni calamitosi, e delle associazioni ambientaliste contrarie ad un intervento con le ruspe sul greto del fiume, ecco quello della Associazione “Oltre il Sarca” che si sente in dovere di intervenire per fare alcune considerazioni e cenni storici.
“Tutto iniziò nel 1972 -scrive il Comitato – quando la Provincia istituì il Guardiano per il controllo delle rive dei fiumi. Questo Ente impediva a tanti di tagliare le piante sul greto, come avveniva nel passato. I risultati di questa sorveglianza è sotto gli occhi di tutti: un alveo in cui le piante di vario genere ormai ne sono padrone. Nel contempo i depositi di ghiaia e di limo sono aumentati in maniera considerevole, mancando quei lavori di dragaggio che si facevano negli anni Cinquanta e Sessanta nei pressi del Campeggio dell’AMSA e alla foce nei pressi del Circolo Vela Arco. In tempi più recenti i Bacini Montani sono intervenuti eliminando una parte della vegetazione infestante che ormai cresceva indisturbata lungo il fiume”.


Nel 2013 è nato il Parco fluviale della Sarca, che avrebbe dovuto operare per il bene del fiume e, indirettamente, per quello delle Comunità che vivono nei suoi pressi.
“In particolare – prosegue Paolo Santuliana a nome della Associazione – avrebbe dovuto coinvolgere i contadini ai fini della pulizia del greto, ma ciò non si è fatto o solo in minima parte. Non è mancato, però, l’impegno di alcuni volontari della Moletta che hanno ripulito e sistemato una parte delle rive della Sarca proprio nei pressi della frazione arcense. In questo contesto non possiamo non ricordare l’Hydro Dolomiti Energia, che sovrintende alla gestione dei bacini idroelettrici e dei relativi fiumi. Si tratta di una società pubblica o privata? E ancora una domanda: se il fiume Sarca fa dei danni, perché li dobbiamo pagare noi direttamente o indirettamente attraverso l’intervento della Provincia?”.
Dopo la già citata alluvione dell’ottobre scorso sono nati altri Comitati per sollecitare la Provincia ad attuare degli interventi per evitare altre alluvioni, e quindi si sono fatti sentire gli “Amici della Sarca” che dicono: niente ruspe e niente motoseghe nel greto del fiume.
“Sinceramente non sappiamo cosa dire a tale proposito – conclude Santuliana – Però chiediamo: lasciamo il fiume così com’è? Con un alveo innalzato molto più del normale, a causa dei grandi depositi di ghiaia? Con alberi in grande quantità, che non fanno altro che impedire un regolare deflusso delle acque, si creano delle grandi cataste che diventano delle proprie dighe naturali. E se non si usano ruspe e motoseghe cosa propongono di fare concretamente gli “Amici della Sarca” per evitare altri drammatici eventi? Noi pensiamo che, con il contributo di tutti coloro che vogliono bene al fiume Sarca, si può operare in accordo con i Bacini Montani e con il suo dirigente, Lorenzo Malpaga, per porne in sicurezza l’alveo onde evitare altre disastrose alluvioni”.

La Busa

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