1944, il piroscafo Zanardelli mitragliato a Limone: morti e feriti

Vittorio Colombo11/07/20214min1859
zanardell
Il piroscafo Zanardelli, con quelle pale ai lati dal taglio liberty, dopo un nuovo lungo restauro è tornato da poco a solcare le acque del Garda. Quando entra nel porto di Riva, con la torre Apponale a far da sfondo, sembra di trovarsi in una cartolina della Bella Epoque. E di fronte a tanta bellezza quello che accadde nell’ormai lontano 6 novembre del 1944 sembra irreale. Ma fa un dramma tremendo.
Lo Zanardelli stava navigando nei pressi del porto di Limone. Era già stato dato il fischio di arrivo. A bordo circa duecento civili e nove membri dell’equipaggio. All'improvviso arrivarono in picchiata aerei americani che mitragliarono il piroscafo. Scoppiò il panico. Molti dei passeggeri si buttarono in acqua. Venne colpito a morte l’aiuto timoniere Francesco Bertera. Il comandante Bernardo Martinelli, ferito gravemente, cesserà di vivere pochi giorni dopo a Riva. Gli aerei non davano tregua. Le incursioni si susseguivano, così come i mitragliamenti. Gli americani avevano colpevolmente scambiato il piroscafo con civili a bordo per un mezzo delle forze fasciste della Repubblica sociale di Salò.
Il piroscafo era in balia dei mitragliamenti aerei. Le incursioni a bassa quota si susseguivano. I passeggeri terrorizzati si rifugiarono nella sala macchine. Il marinaio Guerrino Ceccon, nella cabina di comando con il comandante Martinelli a terra ferito, manovrò il timone. Gridò “avanti tutta”. Le macchine si rimisero in moto. Il piroscafo si incastrò con la prua nel porto di Limone. Si evitò così il rischio dell’affondamento. Tremendo il bilancio di quella tragedia: 11 morti e 40 feriti che vennero trasportati a Riva del Garda. Da Desenzano arrivò il battello “Italia” per il recupero dello Zanardelli. Venne trainato ai Riva del Garda per far fronte ai danni maggiori. Qualche giorno dopo, costeggiando la costa veronese, venne trainato al cantiere di Peschiera.
Dal 7 novembre 1944 tutti i trasporti civili via acqua vennero sospesi, stessa sorte anche per i trasporti in costa con le corriere. Chi doveva spostarsi doveva farlo, a proprio rischio e pericolo, con mezzi di fortuna. Erano giorni di emergenza e caos.
Il marinaio Ceccon, che con il suo sangue freddo aveva di sicuro salvato molte vite, venne decorato ma il destinò non lo risparmiò. Era il 12 gennaio 1945 quando fu colpito a morte nel corso di una nuova incursione aerea. Si trovava a bordo del piroscafo Italia che, pur con le insegne "Croce Rossa", venne attaccato dagli aerei nel porto di Sirmione. Il piroscafo, poco dopo, venne colato a picco dagli aerei alleati.
Nei primi giorni di aprile, dopo lo sbarco delle Forze alleate e con l’apporto dei Partigiani locali, si combatté la battaglia di Riva che portò alla liberazione dalle truppe tedesche. Nel maggio del 1945 il piroscafo «Zanardelli» riprese la navigazione. Requisito dalle truppe anglo americane le sue fiancate erano state “abbellite”, insulto che gridava vendetta, con colorate e festose immagini di vita americana.
Vittorio Colombo
La Busa

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