Un piccolo miracolo

Rubrica27/01/20234min
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L'idea balzana gli era venuta in mente dopo qualche settimana che era andato a vivere in quel sestiere: non era possibile lasciare una Madonna così, in quelle condizioni: come avrebbe potuto realizzare i desideri delle anime pie e come avrebbe potuto fare i miracoli che chi la pregava ogni giorno si sarebbe aspettato?
Un tempo sicuramente c'era stata qualche anima pia che se n'era occupata con cura e dedizione, ma adesso - guardando bene la povera statua dal volto di gesso rigato di smog - era evidente che di quella piccola edicola non importasse più a nessuno.
Quel giorno era uscito presto, l'alba ancora solo abbozzata in una via di mezzo tra luce e penombra, aveva preso gli attrezzi e si era persino messo un passamontagna - si sa mai che qualcuno avesse travisato le intenzioni.
Poi, raggiunto il capitello della Madonna di Loreto, aveva tirato fuori dallo zaino il trinciante grosso - quello dalla testa larga - e aveva reciso con un taglio netto il fil di ferro che teneva chiuse le due ante protettive a griglia.
Guardandosi intorno con un'occhiata furtiva, aveva posato entrambe le mani sui piedi pallidi e nudi della statua e lì, in un gesto accompagnato da un verso sordo di sforzo, aveva fatto leva staccandola in un colpo solo e ficcandosela sotto la giacca.
Poi, di volata, era tornato a casa e aveva cominciato il lavoro.
"I ne ga ciavà la madoneta..." qualcuno aveva messo in giro la voce per primo e da lì la notizia era rimbalzata di sestiere in sestiere.
Venezia, al di là delle zone turistiche battute costantemente da orde di foresti armati di flash e panini, è una vecchia signora che ama dormire fino a tardi e le prime voci sul furto non erano arrivate prima del mezzogiorno.
C'era un ladro di statue che aveva cominciato a rubare quelle dei capitelli sacri, chissà con che intento e con che significato, signora mia non si sta più tranquilli neanche in casa propria, figuriamoci se si sta attaccati al muro...
Povera Madonna, povera gente, povero sestiere senza Madonne né miracoli.
Lui aveva chiuso la finestra e si era rimesso a lavorare duro - e con l'intento di finire entro sera, aveva persino saltato il pranzo.
Una volta tornato il buio, aveva messo la madoneta nello zaino e l'aveva riportata là - al suo posto, questa volta tutta pulita e dipinta con cura, poi era tornato a casa soddisfatto.
Il giorno dopo, attorno al capitello si era presto radunato un capannello di anziane autorità del sestiere: c'erano la parrucchiera e l'edicolante, e c'erano anche alcuni clienti dell'uno e dell'altra - tutti fermi a guardare il capitello e alcuni a farsi persino il segno della croce.
"La madoneta xe tornà endrio come nova..."
"Xe' un miracolo!"
"Amen, veamen!"
Alvise aveva chiuso la finestra ed era andato a dormire, la soddisfazione di aver realizzato un piccolo miracolo che avrebbe potuto dar vita a molti altri.

Roberta Nina Bianchin – autrice, sul web www.robertaninabianchin.it

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