ROMMEL, LA VOLPE DEL DESERTO: STANZA 15, OSPEDALE EX HOTEL LIDO DI RIVA

Vittorio ColomboVittorio Colombo28/03/20214min2146
rommel lido


Ospedale militare, già Hotel Lido di Riva del Garda. La stanza numero 15 ospitava un misterioso paziente. Massima sicurezza, segreto militare. Guardie alle porte e scorta. Era stato operato per un’appendicite acuta dal dottore e generale Burkle De la Camp. Il luminare di Berlino veniva a Riva solo per casi straordinari. E il paziente della “quindici” straordinario lo era di sicuro.
Negli anni della seconda guerra mondiale l’Hotel Lido, fiore all’occhiello del turismo nella Bell’Epoque, fu trasformato in un “Kriegslazzearett”. Un ospedale militare dotato di apparecchiature chirurgiche d’avanguardia, di sale operatorie e gabinetti dentistici. Sul tetto vennero dipinte vistose croci rosse, come avvenne per gli altri alberghi rivani, Il Sole e l’Europa.
Era la fine del 1943. L’ospedale ex Lido era pieno di militari tedeschi feriti. Vi lavoravano persone del posto. Infermiere, inservienti, cuoche. Ma anche manutentori e personale di fatica. Musicisti o complessini cittadini venivano chiamati per serate ricreative. Funzionò anche un cinematografo. Si entrava solo con pass di riconoscimento Tra i rivani ad avere accesso ci fu Ezio Marchi che in seguito fu uno dei protagonisti del nostro turismo. Qualche anno prima della sua scomparsa avvenuta nel 2017 Ezio ci regalò questa testimonianza.
“Dopo l’8 settembre al Comando tedesco ai Giardini Verdi mi offrirono di scegliere. O scavare trincee sul Baldo o fare il barelliere al Lido, ospedale militare. Scelsi la seconda proposta. Venni inviato a Merano per un corso di anestesista”.
In questa veste Ezio, somministrando etere e cloroformio ai pazienti che venivano operati, resterà all’ospedale nell’attuale Hotel Lido, diciotto mesi, fino alla Liberazione.
Nel gennaio del 1944, per una decina di giorni, la stanza numero 15 dell’Ospedale Lido ospitò uno dei più alti generali del Nazismo. La sua identità doveva essere tutelata. Per questo venne tenuto isolato e protetto. Marchi, e solo lui, venne scelto per portare al generale colazione, pasto di mezzogiorno e di sera.
”I pasti – ebbe modo di ricordare Marchi – erano frugali. Al mattino sempre brioches e latte. Il misterioso generale era affabile: Mi chiedeva notizie personali e della mia famiglia. Durante la convalescenza mi chiese di fargli da guida in una escursione che volle effettuare seguendo i luoghi resi celebri da Goethe e descritti nel suo “Viaggio In Italia”. Le mete Torbole e Malcesine con un’uscita sul lago a bordo di un bragozzo. Poi lo accompagnai anche a Limone e al cimitero dei tedeschi di Arco”.
Solo tre mesi dopo la sua partenza, e quindi nell’aprile del 1944, il giovane Ezio venne a sapere che l’ospite misterioso era Erwin Rommel, chiamato “La volpe del deserto”. La sua identità doveva rimanere nascosta, anche tra i tedeschi. Rommel, poi, per non subire il processo del Tribunale nazista per l’attentato a Hitler del 20 giugno del 1944, si sarebbe suicidato il 14 ottobre dello stesso anno.
Un anno dopo, il 30 aprile del 1945, si combatté la battaglia per la liberazione della città. Nei giorni precedenti gli ospedali rivani erano stati svuotati dai pazienti tedeschi trasportati a Merano. Le attrezzature vennero saccheggiate da gruppi di civili. Per alcuni mesi, fino al settembre del ’45, gli americani vi allestirono un ospedale con specializzazione in alta chirurgia alla testa. Dopo un periodo di abbandono il Lido fu restituito alla sua antica funzione di Hotel.
Vittorio Colombo

La Busa

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