Quello che conta

RubricaRubrica07/10/20204min1113
cappelli
"E insomma c'è questo gruppo, un gruppo di riciclo, che da qualche settimana spopola in tutta la Busa e viaggia su canali dedicati come whatsapp e facebook, si trova veramente di tutto - nemmeno l'immagini."
Lucio stringe i denti e ci aspira attraverso l'aria in quel gesto che fa da quando lo conosco, dal 1986 (si era insieme all'asilo delle Suore, può essere?) poi si porta la sigaretta alla bocca.
"Chissà che meraviglia..."
Io gli do' una pacca sul braccio.
"Oh, piantala! Non è che tutte le cose che ti racconto devi usarle per farci sopra dell'ironia... È una cosa bella, il gruppo di riciclo. Si aiutano le persone e nello stesso tempo si evita di produrre immondizia con ciò che non ci serve più."
"Prendendo l'immondizia degli altri e portandosela a casa, capisco."
"Non capisci niente, tu. Del resto, che ne sai? Che ti frega di aiutare gli altri? Guarda con papà. Due mesi che non mi parla più e tu mai che prendi le mie difese."
Mio fratello spegne nervoso il mozzicone e si alza di scatto.
"Sei una cretina. Vado a casa. Tieniti le tue immondizie, la prossima volta ci vai da sola a Riva a raccattare roba."
"Ma che ti ho detto?" - gli chiedo guardandolo con un occhio si e uno no, mentre tengo sotto controllo il gruppo whatsapp (non sia mai che capita qualche occasione particolare).
"Niente. Vado a casa. Ciao."
E se ne va, le spalle larghe che ancora qualche allenamento e vedi le magliette come le ridurrà - lui che sembra a tutti un gigante buono, mentre io e io sola conosco la verità.
"Sei il solito grosso e mona, vai dove vuoi. Ci vediamo."
E mentre vado a pagare la nostra consumazione al chiosco dei giardini rifletto sul gruppo di riciclo e ripenso alla ragazza che oggi mi ha donato quei cappelli...
Ripenso ai suoi occhi, a quanto erano felici nel sapere che quei cappelli da uomo non sarebbero finiti nell'immondizia ma sarebbero stati indossati da qualcuno che li avrebbe amati.
Qualcuno che faceva finta di non volermi bene, solo perché lontana dai suoi ideali.
La sorella pazza, storta, diversa. La sorella un po'zucca, se vogliamo, sempre nei casini e sempre sbagliata.
La sorella che a ottobre già organizza i regali di Natale pescandoli dal riciclo.
Vabbé. Inutile che vi dica altro.
L'ho invidiata, quella ragazza, intendiamoci. È scesa giù dal suo appartamento in centro con quell'espressione così felice... Così serena... Mentre spesso quello che faccio sembra non rendere mai felice nessuno... Eppure, ora che li guardo bene, questi cappelli rendono felice me - che vado bene solo nella Famiglia Addams - chissà che magari non me ne terrò uno...
L'altro è per quello grosso e mona.
E il terzo?
Lo darò a papà. Lo so che non mi ama per quella che sono, non importa: lo amo io per tutti e due. L'ho detto che sono storta.
La Busa

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