Le parole di cui abbiamo bisogno

Rubrica22/11/20234min
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Di tutte le cose che più mi fanno paura, c'è l'ignoranza.
Non confondiamola, però, con chi non sa le tabelline né sa calcolare gli integrali - per favore.
L'ignoranza di cui parlo io è pura, semplice, dissacrante ignoranza mal tagliata e grezza, la qualità peggiore che esista e in questi ultimi giorni la stanno provando un po' tutti.

Ero a pranzo, oggi, quando dietro di me ne ho sentito un fulgido esempio.
Lei, cinquantenne dalle unghie laccate, spiegava al figlio ancora minorenne cosa stava capitando nelle ultime pagine di cronaca.
"Finché non è stata pronunciata la sentenza, Filippo (così, de botto, senza il cognome manco fosse parente suo) è innocente. Fino a prova contraria, non si può parlare di colpevolezza.
Chi ha attaccato il Ministro (sic!) perché ha sostenuto che Filippo (e ridaje) se fosse stato giudicato colpevole avrebbe scontato la sua pena sbaglia di grosso.
E sai cosa mi schifa di più? Che è stata la sorella di Giulia, Elena! L'hai vista come sta messa? Come si veste? L'anello al naso, l'abbigliamento da borgata, l'eyeliner nero sfatto sotto gli occhi... patetica, non trovi? E il peggio poi è che parla!
Capito, lei parla!
Le hanno trucidato la sorella (ma come? Non era innocente fino a prova contraria, il Fili?) e questa invece di piangere in silenzio va a fare i comizi, pontifica, strilla...
Lui era un bravo ragazzo, si vede.. non ha la faccia da criminale, l'avrà fatto uscire dai gangheri. Non è stata al posto suo, ecco. Del resto, basta guardare la sorella... se ha preso da lei, poveri noi..."

E io ho pensato a chi lotta tutti i giorni contro il femminicidio e la violenza, alle associazioni del territorio che ci tutelano e abbracciano, e più direttamente ai miei amici Massimo e Loredana - che da quando la loro figlia è stata uccisa, proprio come Giulia, di parlare non hanno mai smesso.

E li ringrazio, per questo parlare. Li ringrazio di tutto cuore perché anch'io sono stata una Giulia - con la sola differenza che mi sono salvata in tempo. Ma nemmeno io, all'epoca, avevo parlato con mio papà. Nemmeno io ho raccontato cosa stava succedendo. Mi hanno chiesto perché - me lo sono chiesta tante volte anch'io, il perché di quei silenzi, di quel proteggere chi non meritava - la risposta istantanea è stata "per paura". Riflettendoci sopra, devo dire che la mia non è stata paura.
La mia è stata presunzione: ho creduto di poter cambiare una persona in nome di un "amore" che tale non era.

Il vero amore ti mette le ali, non te le taglia.
L'ho letto da qualche parte, e ora che ho un bel paio di ali e volo dove mi pare posso assicurare che è vero.

La signora di oggi, dietro di me, mi ha fatto molta tristezza (oltre che bloccare la digestione) perché per parlare in quel modo, secondo me, o sei una delle fortunate tre donne su dieci che non hanno mai provato un episodio di violenza (verbale, psicologica o fisica) oppure ci sei dentro fino al collo.

A volte il nostro peggior nemico siamo noi stessi.

 



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