La leggenda dell’Agnese e le emorroidi del Ministro

È il 13 dicembre del 1976 e il terremoto di Santa Lucia è terribile e sconvolgente. Riva è un disastro: case distrutte e sfollati. In Valle di Ledro lo stesso desolante scenario. L’Agnese Rosa, allora Sindaco di Molina, come ebbe modo di raccontarmi anni fa, fu sbalzata dal letto dalla scossa tanto che si precipitò di sotto. Vedendo la strada del Ponale in alcuni tratti crollata, cadde in ginocchio. Alzando gli occhi al cielo, con le mani giunte, invocò, con voce rotta dal pianto: “Madonna mia, aiutami tu!”. Era molto religiosa, l’Agnese, ma aveva anche una gran tempra da combattente. E dunque, per lei, valeva il detto: “Aiutati che il ciel t’aiuta!”.
C’era, a quel punto, bisogno di un piano straordinario, che tradotto in concreto significava: molti soldi dal Governo! Viene inviato da Roma il ministro Gaetano Stammati che tiene la borsa dei soldoni. Come convincerlo? Deve vedere il disastro! Viene perciò caricato su un elicottero della Provincia. Siede, sul velivolo, accanto all’Agnese. Che successe da allora in poi? A questo punto dobbiamo basarci su testimonianze di agiografi della Nostra del tipo i “Vangeli apocrifi della Beata Agnese”, che comunque un fondo di verità ce l’avevano. Lei stessa mi raccontò, pur in maniera sobria, la vicenda delle erbe per il Ministro. E, dunque, eccoci a questo punto. L’elicottero sorvola la strada del Ponale disastrata. Il Ministro guarda in giù. L’Agnese lo scuote e lo implora, ma Stammati sembra con la testa altrove: ha un aspetto sofferente. Non sembra preso più di tanto dal dramma della Ponale. E perché? Stammati si agita, si scuote, si solleva, si mette di traverso. Insomma, sembra avere il fuoco sotto il culo. “Eminenza, ha qualche doglianza?” chiede premurosa la Sindaca. “Sono le emorroidi!” si intromette il segretario del Ministro, che svela quello che tanto segreto non è. Il Ministro, guardando dolente la Sindaca, conferma: “Emorroidi!”. Ma che diavolo! È crollato mezzo mondo, la strada del Ponale non c’è quasi più e… “Sapesse come soffro” confida il Ministro. L’Agnese dice un’Ave Maria e, gonfiando il petto, sbotta: “Ci penso io!”. Dovete sapere che, tra le molte sue doti, c’era anche quella di essere un’esperta in erbe medicamentose. Di tanto in tanto spariva per giorni. Se ne andava nella sua casetta in Tremalzo, dove dipingeva e amava andar per prati e declivi a raccattare erbe. Era una “Farmacista del Signore”. Salì, dunque, quella volta in missione a Tremalzo. Passò per i prati come un tornado facendo man bassa di malva, salvia, lavanda, nocciolo, e che diavolo ne so io? Mescolò il tutto, lo mise a “bagno maria” e lo fece bollire. Dall’intruglio uscì una tisana. Il Ministro la tracannò e disse: “Ah! che sollievo!”. Era strafatto d’erba ma, quel che più conta, il male era passato. L’Agnese donò poi al suo amico Stammati un bottiglione un po’ per uso personale e molto da far bere, in quel di Roma, ai colleghi Ministri sofferenti al didietro per abuso di sedie e sedute. Avevano di certo quel male professionale.
Fu proprio così, cari amici, stando alla leggenda, ai “Vangeli apocrifi della Beata Agnese” e, in buona parte, a quanto mi disse che, grazie alla “tisana di Tremalzo”, da Roma arrivò una vagonata di soldi. Proprio con essi, usati a guisa di piccone della Provvidenza, la leggendaria Agnese forò la sua montagna.
Vittorio Colombo










