
La nuova modifica alla viabilità nella zona di San Tomaso accende il dibattito e divide il territorio. A sollevare il caso è l’ex sindaco di Tenno, Gian Luca Frizzi, che con uno sfogo diretto e senza filtri sui social contesta duramente le scelte adottate.
Al centro della polemica c’è l’obbligo, per chi scende dalla Pasina, di svoltare a destra su via Santa Caterina/viale Trento, impedendo di fatto l’accesso diretto verso alcune direttrici interne. Una modifica introdotta per limitare il traffico di attraversamento nella frazione, considerato da alcuni residenti eccessivo.
Ma per molti automobilisti – soprattutto provenienti da Tenno e Varone – quella strada non è una scorciatoia. È una via di collegamento ordinaria.
“Non si può limitare la circolazione per pochi”
«Adesso basta limitare la libertà di circolazione di tutti», scrive Frizzi. Il tono è netto. L’ex primo cittadino contesta il principio alla base della decisione: intervenire sulla viabilità pubblica per rispondere alle segnalazioni di una parte dei residenti.
Secondo Frizzi, la conseguenza è chiara: «Allunghiamo il tragitto, inquiniamo di più e intasiamo altre zone». In particolare, l’effetto si scaricherebbe su Ceole, via Sant’Andrea e sulle principali direttrici verso Riva e Arco.
Il risultato? Più chilometri percorsi, più traffico e maggiori emissioni.
Il nodo delle alternative
Entrando nel concreto, il problema riguarda l’accesso a servizi e attività: supermercati, area commerciale, consorzio agrario, negozi. Con la nuova regolazione, gli automobilisti sono costretti a percorsi più lunghi e meno diretti.
Le alternative, come evidenziato anche nell’articolo di stampa, non sono poche ma tutte penalizzanti: passare da Ceole, scendere verso Riva e risalire, oppure raggiungere una rotatoria e tornare indietro. «È un aumento di chilometri, traffico e inquinamento», ribadisce Frizzi.
“Non è una scorciatoia, è una strada”
Il punto, però, è anche culturale. «Le strade sono fatte per essere utilizzate e sono di tutti», afferma l’ex sindaco. Una visione che si scontra con l’idea di limitare il traffico di attraversamento per tutelare la vivibilità delle frazioni.
Se il problema è la velocità, la soluzione – secondo Frizzi – esiste già: i dossi rallentatori. Interventi mirati, senza stravolgere la circolazione.
Da qui la provocazione: «Allora chiudiamole tutte, perché tutte sono scorciatoie». Un ragionamento che punta a evidenziare il rischio di decisioni percepite come arbitrarie.
Il precedente di Varone e il ruolo della Provincia
Nel suo intervento, Frizzi richiama anche un precedente: il caso Varone. E avverte: «Questa scelta si rivelerà un nuovo caso Varone».
Da qui l’affondo politico: la richiesta alla Provincia di rivedere le competenze sulla viabilità provinciale, togliendo deleghe ai Comuni e riportando la gestione a livello tecnico.
Un passaggio che apre un tema più ampio: chi decide davvero sulle strade e con quali criteri.
Malumori crescenti e possibile mobilitazione
Intanto, sul territorio cresce il malcontento. Non è esclusa la nascita di una raccolta firme, anche se al momento non formalizzata. Ma il clima è teso.
«A volte gli altri siamo noi», scrive Frizzi, invitando a riflettere su un principio di reciprocità: il disagio del traffico non riguarda solo una frazione, ma l’intero sistema viario.
La questione San Tomaso, quindi, va oltre una semplice modifica. Tocca il delicato equilibrio tra vivibilità locale e mobilità generale.
E il confronto, ora, è appena iniziato. (n.f.)