Articolo pubblicato il: 16/09/2026 alle 18:00
La Busa - Cava del Piscolo, ONDA rilancia l’allarme su PFAS, camion e rischio idrogeologico
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Notizie, Politica, Salute

 

Il sopralluogo della Terza commissione provinciale non spegne le preoccupazioni sulla cava del Piscolo. Anzi, per Onda Alto Garda e Ledro apre nuovi interrogativi. A ventiquattr’ore dalla visita dei consiglieri provinciali nell’area sopra Ceole, il movimento guidato sul territorio da Giovanni Johnny Perugini ribadisce la propria contrarietà al progetto di riempimento dell’ex cava e alla successiva realizzazione del parco fotovoltaico.
Una vicenda con radici lontane. Il Piscolo, al confine fra Arco, Riva del Garda e Tenno, nasce nel primo dopoguerra come cava per l’estrazione di argilla e marna. Passata negli anni Sessanta all’imprenditore Mandelli e successivamente al gruppo Buzzi, nel 2017 viene acquistata dall’imprenditore arcense Lucio Carli. Nel 2001 l’area era stata interessata anche da un’importante frana interna.

 

 

Il progetto attuale, superiore ai 5 milioni di euro, punta a riempire progressivamente il grande vuoto lasciato dall’attività estrattiva, mettere in sicurezza il versante e realizzare successivamente un impianto fotovoltaico. Secondo quanto illustrato dalla proprietà durante il sopralluogo del 15 settembre, il completamento richiederebbe tre-quattro anni; una parte dell’area in territorio rivano sarebbe destinata a olivaia, mentre sul versante arcense troverebbero spazio i pannelli, collegati alla Comunità energetica del BIM del Sarca.
Ed è proprio qui che le letture divergono.
Carli e i tecnici hanno illustrato alla commissione sistemi di drenaggio, reti di protezione della parete, un profilo del nuovo versante con pendenza massima di 21 gradi e un vallo destinato anche a limitare l’impatto visivo dell’impianto. Quanto ai materiali provenienti dal cantiere del bypass ferroviario di Trento, la proprietà assicura che saranno conferiti esclusivamente terreni certificati come “colonna A”, quindi conformi ai parametri previsti per le destinazioni più sensibili.
Onda, però, chiede maggiori garanzie.
Il movimento richiama il tema dei PFAS e le verifiche ambientali in corso sui materiali legati alla circonvallazione ferroviaria di Trento, chiedendo che vi sia certezza assoluta sulla composizione delle terre destinate a Ceole. APPA mantiene da tempo uno specifico sistema di monitoraggio ambientale sul bypass e nel gennaio scorso ha pubblicato ulteriori chiarimenti sulla gestione degli additivi e delle terre da scavo.
«Non bastano le rassicurazioni», sostiene Onda, che contesta anche l’assenza, a proprio giudizio, di un sistema di impermeabilizzazione adeguato nel progetto della cava.
Altro grande nodo è il traffico pesante. Durante il sopralluogo si è parlato di circa 40 camion al giorno, per sei giorni alla settimana e per un periodo di quattro anni, lungo la strada che attraversa le case di Ceole. La proprietà evidenzia che i mezzi vengono lavati prima di uscire e che sono previsti sistemi per abbattere polveri e sporco.
Onda legge però il dato in maniera differente: considerando andata e ritorno, sottolinea Perugini, si arriverebbe a 80 movimenti complessivi giornalieri, con conseguenze su rumore, polveri e viabilità.
Il movimento solleva poi il tema della sicurezza geologica e chiede ulteriori verifiche sulle opere di protezione della parete.
Su questo fronte va ricordato che la classificazione della pericolosità dell’area è stata negli anni oggetto di valutazioni provinciali: documentazione precedente della Carta di sintesi indicava per porzioni della cava penalità connesse al rischio di crolli rocciosi e la necessità di specifiche verifiche e opere di difesa.
Infine il nodo dei volumi.
Onda riferisce dell’ipotesi di un incremento da circa 270 mila a 480 mila tonnellate di materiale e teme che l’operazione possa allontanarsi dall’originaria filosofia del recupero morfologico per privilegiare la formazione di terrazzamenti funzionali al fotovoltaico.
La posizione della proprietà rimane invece opposta: trasformare una cava dismessa e una ferita paesaggistica in un’area messa in sicurezza e destinata alla produzione di energia rinnovabile. La presidente della Terza commissione Vanessa Masè, al termine del sopralluogo, ha sottolineato proprio le opportunità del recupero e il lavoro di mitigazione e confronto con gli uffici tecnici.
Due letture molto distanti, dunque. In mezzo resta Ceole, con i suoi residenti preoccupati, una cava che attende da decenni una sistemazione definitiva e un procedimento autorizzativo ormai vicino a uno dei passaggi decisivi.
(n.f.)

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