
Difendere le campagne dall’avanzata del cemento, preservare il paesaggio agricolo e frenare le trasformazioni edilizie che negli anni hanno progressivamente modificato il territorio di Arco. È questo l’obiettivo della variante al Piano regolatore generale dedicata alla tutela delle aree agricole che lunedì approderà in Consiglio comunale per la prima adozione. Un provvedimento destinato a incidere sulle possibilità di costruire nuovi centri aziendali, ampliare gli agriturismi e realizzare abitazioni nelle campagne, introducendo vincoli più severi soprattutto nelle zone considerate di maggior valore paesaggistico.
La proposta, illustrata il 28 settembre in commissione consiliare, nasce dalla necessità di aggiornare una disciplina urbanistica che, secondo l’Amministrazione guidata dalla sindaca Arianna Fiorio, non distingue sufficientemente le aree agricole più pregiate da quelle ordinarie.
Una questione tutt’altro che marginale, considerando che il territorio agricolo rappresenta quasi il 23% della superficie comunale, pari a circa 14,5 milioni di metri quadrati. Un patrimonio ambientale, produttivo e paesaggistico che la giunta intende proteggere dalla crescente pressione edificatoria.
Cinque territori da proteggere
La principale novità riguarda l’individuazione di cinque ambiti agricoli identitari: Oltresarca, Romarzollo, Cretaccio, Pratosaiano e Linfano.
Sono porzioni di territorio nelle quali il paesaggio rurale conserva caratteristiche considerate particolarmente significative per l’identità di Arco.
In questi ambiti la variante prevede il divieto di realizzare nuovi agriturismi o ampliare quelli esistenti, anche attraverso il recupero e il riutilizzo di fabbricati già presenti. Una scelta restrittiva, finalizzata a impedire che l’attività agrituristica diventi uno strumento per introdurre nuove volumetrie o funzioni edilizie in contesti agricoli delicati.
Nuovi limiti per costruire in campagna
La variante interviene anche sull’edificazione agricola nel suo complesso. Per realizzare un nuovo centro aziendale serviranno almeno 30mila metri quadrati di superficie fondiaria, contro i 20mila attualmente richiesti. Inoltre, almeno l’80% dei terreni dell’azienda dovrà ricadere nel Comune di Arco, per evitare aggregazioni di particelle distribuite in territori diversi finalizzate esclusivamente a raggiungere i requisiti edificatori.
Rimangono invariati l’indice di utilizzazione fondiaria, fissato a 0,02 metri quadrati per metro quadrato, e la superficie utile netta massima di 720 metri quadrati.
Aumentano invece le dimensioni minime dei lotti: nelle aree agricole di pregio si passa da 3mila a 5mila metri quadrati, mentre nelle altre zone da 1.500 a 3mila.
Più restrittive anche le disposizioni per serre e tunnel permanenti, la cui superficie massima scende da 1.500 a mille metri quadrati. Le costruzioni interrate dovranno inoltre rimanere entro il sedime del centro aziendale, salvo una deroga limitata a 100 metri quadrati in aderenza.
Agriturismi e abitazioni: spazio massimo del 30%
Un altro capitolo riguarda il rapporto tra attività agricola, ospitalità e residenza.
La superficie destinata all’agriturismo non potrà superare il 30% della superficie utile netta del centro aziendale. Verrà privilegiato il recupero degli edifici esistenti, mentre le nuove costruzioni saranno consentite soltanto in casi eccezionali.
Lo stesso limite complessivo del 30% sarà applicato alle superfici destinate alle abitazioni.
L’intenzione è mantenere centrale la funzione produttiva agricola, contenendo le trasformazioni immobiliari che potrebbero alterare progressivamente la natura delle campagne.
Fiorio: una scelta per il futuro del territorio
La sindaca Arianna Fiorio, parlando con la stampa locale, considera la variante uno strumento necessario per affrontare un problema discusso da anni: la diminuzione delle superfici agricole e la pressione esercitata dalle nuove edificazioni. L’amministrazione è consapevole che il Comune non dispone di strumenti per aumentare direttamente i terreni coltivati, ma può intervenire attraverso il Piano regolatore per limitarne la progressiva trasformazione.
Particolare attenzione viene riservata agli agriturismi, con l’obiettivo di contrastare possibili operazioni speculative, e all’espansione residenziale nelle zone di maggior pregio.
Secondo la sindaca di Arco la difesa del paesaggio richiede anche la disponibilità ad accettare vincoli più severi alle possibilità edificatorie, mettendo la conservazione del territorio al centro delle scelte urbanistiche.
Lunedì il primo voto, poi il confronto
L’approdo in Consiglio comunale, che si annuncia particolarmente “infuocato”, rappresenta soltanto la prima tappa del percorso. La prima adozione consentirà infatti di attivare le misure di salvaguardia, necessarie per impedire che, durante l’iter della variante, vengano autorizzate trasformazioni incompatibili con i nuovi obiettivi urbanistici, nei limiti previsti dalla normativa.
La sindaca Fiorio sottolinea che questo passaggio non chiuderà il confronto. Tra la prima e la seconda adozione potranno essere raccolte osservazioni, approfonditi i rapporti con la Provincia e sviluppate ulteriori occasioni di ascolto e partecipazione.
La sfida per Arco sarà trovare un equilibrio tra la tutela delle campagne, le esigenze delle aziende agricole e le legittime aspettative dei proprietari. Un equilibrio che riguarda non soltanto le possibilità di costruire, ma soprattutto il volto che il territorio arcense conserverà nei prossimi decenni.
(nf)