Articolo pubblicato il: 26/08/2026 alle 12:00
La Busa - Acqua, l’allarme di Calzà (PD): «La domanda non è se avremo altre crisi, ma quanto saremo preparati»
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Notizie, Politica, Salute

 

Quattro anni separano la grande siccità del 2022 dalla nuova crisi idrica del 2026. In mezzo c’è una domanda che oggi Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico ed ex vicesindaca di Dro, porta direttamente sui banchi di piazza Dante: che cosa è stato fatto in questi quattro anni per passare dall’emergenza alla prevenzione?
Un interrogativo particolarmente sentito anche nell’Alto Garda e Ledro, territorio che Calzà rappresenta in Consiglio provinciale e dove nelle ultime settimane la scarsità d’acqua è tornata prepotentemente d’attualità. «L’acqua potabile è un servizio pubblico essenziale e il cambiamento climatico rende sempre meno scontata la disponibilità della risorsa, anche in un territorio alpino come il nostro», sottolinea Calzà. La consigliera ricorda che già nel 2022 la Provincia aveva chiesto a Comuni e gestori di rilevare le portate degli acquedotti. Ora vuole conoscere quali dati siano stati raccolti, come siano stati elaborati e quali interventi siano seguiti.

 

 

Quei 730 litri prelevati ogni giorno
A fotografare le dimensioni del problema sono anche i dati ISPAT relativi al 2022: in Trentino venivano prelevati 730 litri d’acqua al giorno per abitante, contro una media nazionale di 424. La dispersione tra acqua immessa ed erogata nelle reti comunali raggiungeva il 37,1%. «Sono numeri che evidenziano quanto sia importante conoscere non solo l’efficienza delle reti, ma soprattutto la reale disponibilità della risorsa e l’evoluzione di sorgenti e acquiferi», osserva Calzà.
Ed è qui che l’interrogazione guarda oltre l’emergenza: conoscere aree di alimentazione degli acquiferi, vulnerabilità, andamento delle sorgenti e conseguenze future del cambiamento climatico.

 

 

«L’emergenza non può sostituire la programmazione»
«Non basta intervenire quando le vasche sono vuote e occorre ricorrere alle autobotti», afferma Calzà. La Protezione civile, aggiunge, deve naturalmente poter affrontare le emergenze, ma non può compensare una mancata programmazione. Un tema che l’interrogazione traduce in cinque quesiti puntuali alla Giunta.
Tra le proposte c’è la realizzazione di una vera Carta idrogeologica provinciale, aggiornata e dettagliata, rafforzando il ruolo del Servizio geologico e coinvolgendo gli enti scientifici. Calzà chiede inoltre una sede tecnica permanente e interdisciplinare sulla scarsità idrica, capace di stabilire soglie di allerta, scenari e misure preventive coordinate.
La conclusione è un monito che guarda già alle prossime estati: «La domanda, ormai, non è se avremo altre crisi idriche, ma quanto saremo preparati ad affrontarle». (n.f.)

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