
Non solo nuovi alberi. Ma anche un nuovo modo di pensare gli spazi verdi urbani. Più naturali, meno artificiali. Più capaci di raccontare il ciclo della vita, della trasformazione e persino della fantasia dei bambini.
È questa la filosofia che accompagna l’intervento realizzato nel parco pubblico di via Nas ad Arco, uno spazio molto frequentato da famiglie e residenti, al centro di un’importante operazione di riqualificazione ambientale raccontata dall’assessora comunale all’ambiente e al verde pubblico Chiara Parisi attraverso una nota pubblicata sui social.
L’intervento nasce da una necessità precisa: garantire la sicurezza all’interno del parco dopo che, lo scorso ottobre, tre alberi erano stati giudicati ormai fortemente compromessi e quindi potenzialmente pericolosi.
«Questo ottobre siamo stati costretti ad abbattere tre alberi ormai fortemente compromessi e quindi potenzialmente pericolosi in un parco frequentato quotidianamente da bambini e famiglie» spiega l’assessora.
Alla rimozione delle piante è però seguita una nuova piantumazione. «Per mantenere un bilancio arboreo positivo sono stati messi a dimora quattro nuovi alberi, successivamente dedicati ad altrettanti bambini nati nel 2025». Nuove alberature che, sottolinea Parisi, «vengono monitorate costantemente nella loro crescita e attecchimento, e stanno tutti bene».
Ma la parte più originale del progetto riguarda ciò che normalmente verrebbe eliminato: le vecchie ceppaie.
L’amministrazione ha infatti scelto di non rimuoverle completamente, trasformandole invece in elementi integrati nel paesaggio del parco. Una decisione che unisce aspetti ecologici, didattici e persino creativi. «Nel tempo potranno diventare supporto per funghi, insetti xilofagi e piccoli organismi che rappresentano una preziosa base alimentare per la comunità di uccelli presente nell’area» spiega ancora l’assessora.
Un approccio che guarda alla biodiversità urbana, ma anche al modo in cui i bambini vivono gli spazi verdi. «Il pensiero è stato rivolto anche ai bambini, affinché i nostri parchi risultino meno sterili, meno prevedibili e più capaci di stimolare curiosità, fantasia ed esplorazione della natura anche sotto casa».
In particolare, il grande apparato radicale della pawlonia abbattuta, troppo danneggiata per essere mantenuta in sicurezza, si è trasformato quasi spontaneamente in una sorta di installazione naturale. «Ho già notato bambini infilare bastoncini, pigne e piccoli oggetti tra le radici, inventando storie e mondi» racconta Parisi.
Una visione del verde pubblico che supera il semplice concetto estetico o ornamentale. Dove anche un tronco tagliato può continuare a vivere, diventando habitat naturale, spazio educativo e luogo di immaginazione.
«Anche questi elementi, apparentemente semplici o imperfetti, possono insegnare il valore della natura viva, del tempo e della trasformazione» conclude l’assessora. «Perché un parco non dovrebbe essere soltanto uno spazio ordinato da attraversare, ma un luogo capace di far nascere domande, esperienze e ricordi». (n.f.)

