
La vicenda della Variante n. 16 al Piano regolatore generale di Dro continua ad alimentare lo scontro politico in Consiglio comunale. A intervenire è il gruppo di minoranza Unione Democratica per l’Autogoverno, che in un comunicato firmato da Marco Santoni e Massimo Bortolameotti ricostruisce le tappe dell’iter amministrativo e respinge le accuse di ostruzionismo mosse dalla maggioranza. Secondo i due battaglieri consiglieri, quanto accaduto rappresenta «un momento amministrativo senza precedenti» per il Comune di Dro. L’adozione definitiva della Variante, avvenuta il 17 settembre 2025 da parte del Commissario ad acta architetto Aldo Marzolli», sarebbe stata viziata da un problema di legittimità, dal momento che nel frattempo era stato nominato un nuovo Consiglio comunale.
Il “pasticcio” e il ruolo della Provincia
Per primo, a segnalare l’anomalia è stato il consigliere di minoranza Alvaro Tavernini, portando la Provincia a confermare l’esistenza di un vizio di legittimità dell’atto. Una situazione definita un vero e proprio «pasticcio» anche dall’ex vicesindaco Mirko Pedrini, durante una seduta consiliare.
Per risolvere la questione, l’Amministrazione comunale ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, datato 18 novembre 2025. Parere che, secondo Unione Democratica, non sarebbe mai stato messo a disposizione dei consiglieri di minoranza, impedendo loro di svolgere pienamente il mandato.
Compatibilità e accelerazione dei tempi
Nel corso di un incontro informale del 24 novembre, la maggioranza avrebbe spinto per accelerare l’iter, chiedendo ai nuovi consiglieri di dichiararsi compatibili o incompatibili rispetto alla Variante. La minoranza, non avendo accesso diretto al parere dell’Avvocatura, ha invece chiesto di interpellare preventivamente la Provincia per chiarire come procedere.
Secondo Santoni e Bortolameotti, tra il 5 maggio e il 24 novembre sarebbero stati persi sette mesi nell’iter di approvazione, imputabili alla sindaca e alla sua maggioranza. Nonostante ciò, la decisione è stata quella di portare la questione in Consiglio comunale l’11 dicembre, prendendo atto dell’incompatibilità di 11 consiglieri su 12 e richiedendo alla Provincia la nomina del Commissario ad acta, ritenuto l’unico soggetto in grado di legittimare la seconda adozione.
Le accuse respinte
Il 22 dicembre è arrivato il parere della Provincia e, nel Consiglio comunale del 29 dicembre, la sindaca Santoni ha affermato che gli ostacoli posti dalla minoranza avrebbero avuto come obiettivo quello di «bloccare l’iter della Variante 16». Un’accusa che Unione Democratica respinge con decisione.
«Siamo completamente compatibili – affermano i consiglieri – e non abbiamo alcun interesse diretto o indiretto. Vogliamo solo che i cittadini possano intervenire in sicurezza e senza impedimenti». Secondo la minoranza, l’unico “ostacolo” è stato quello di aver sollevato il problema, evitando che un atto viziato producesse effetti.
Aspettative e ruolo della Presidenza del Consiglio
Nel comunicato viene anche espresso rammarico per le aspettative create dalla Variante, con oltre 200 richieste presentate tra prima e seconda adozione, di cui solo una parte accolta. La minoranza segnala inoltre che almeno 11 delle proposte inserite sarebbero riconducibili, direttamente o indirettamente, a consiglieri di maggioranza.
Critiche infine anche alla presidente del Consiglio comunale Valentina Benuzzi, accusata di non aver svolto un ruolo super partes, ma di essersi limitata a sostenere la linea della maggioranza.
La conclusione di Santoni e Bortolameotti è netta: portare rapidamente a termine l’iter della Variante 16, affinché tutti i cittadini possano beneficiarne, «proprio tutti», ma farlo nel pieno rispetto delle regole e della trasparenza istituzionale.
(n.f.)