
Ugo “Bike” Perini non dà tregua alla viabilità dell’Alto Garda. Da tempo propone idee e soluzioni con un obiettivo preciso: rendere più fluidi gli spostamenti nella Busa e cercare alternative a una rete stradale che, soprattutto nelle ore e nei periodi di maggiore afflusso, mostra evidenti difficoltà nel sostenere importanti volumi di traffico che rende difficile la convivenza tra residenti e turisti.
L’ultima proposta è decisamente ambiziosa: un bypass sopraelevato di circa 2,6 chilometri che attraversi la piana della Busa da est a ovest, collegando idealmente il futuro sistema viario proveniente da Rovereto con la parte occidentale dell’Alto Garda. Un’arteria destinata principalmente al traffico di attraversamento, permettendo a chi è diretto verso Riva del Garda, Limone, Ledro e Tenno, e viceversa, di evitare buona parte della viabilità ordinaria.
L’idea, sottolinea Perini, nasce anche in previsione del nuovo collegamento stradale in galleria da Rovereto verso l’Alto Garda: una volta arrivati nella Busa, sostiene, occorrerà infatti gestire in maniera efficace i flussi diretti verso ovest, evitando che vadano semplicemente a riversarsi sulle strade esistenti.
La proposta è stata approfondita dopo alcuni sopralluoghi effettuati con tecnici ed esperti di traffico. L’ipotesi presa in considerazione prevede una strada extraurbana secondaria di tipo C con una corsia per senso di marcia e una piattaforma larga circa 10,50 metri. Il tracciato ipotizzato partirebbe sul lato occidentale dalla zona della rotatoria delle Grazie, in località Ceole, per raggiungere sul versante orientale la zona del Cretaccio, ai margini della piana di Arco.
La soluzione più radicale presa in esame è quella di un viadotto sopraelevato, con pile in cemento armato e impalcato misto in acciaio e calcestruzzo. Una scelta che, secondo il promotore, avrebbe il vantaggio di limitare il consumo di suolo, particolarmente delicato in una piana dove sono presenti superfici agricole di pregio.
Una prima valutazione puramente indicativa quantifica in circa 65 milioni di euro il costo dei lavori: 13 milioni per fondazioni profonde e pile, circa 44 milioni per l’impalcato stradale e altri 8 milioni per raccordi, barriere acustiche e finiture. Si tratta, naturalmente, di una stima preliminare legata a un’idea progettuale ancora tutta da verificare sotto il profilo tecnico, ambientale, urbanistico ed economico.
Non mancano possibili criticità. Il viadotto dovrebbe scavalcare via San Giorgio, via Cavallo e via Santa Caterina e interferirebbe con alcune linee elettriche, che dovrebbero essere interrate, deviate o rialzate. Particolarmente delicati sarebbero, inoltre, gli aspetti geotecnici: secondo le prime indicazioni potrebbero rendersi necessari pali di fondazione profondi anche 20-30 metri. A questo si aggiungerebbero il costo degli espropri, in una zona agricola di valore, e soprattutto l’impatto visivo e paesaggistico di un’infrastruttura sopraelevata lunga oltre due chilometri.
Altro tema inevitabile è quello del rumore. La previsione contempla l’impiego di barriere acustiche, mentre in prospettiva la crescente elettrificazione del parco automobilistico potrà ridurre una parte del rumore prodotto dai motori.
Secondo Perini i benefici andrebbero però valutati considerando l’intero sistema della mobilità: separare il traffico di attraversamento da quello locale, alleggerire le strade urbane, ridurre code e rallentamenti e migliorare la sicurezza. La viabilità della piana, osserva, è rimasta nella sua struttura fondamentale legata a scelte maturate decenni fa mentre residenti, presenze turistiche e mobilità sono profondamente cambiati.
C’è poi un ostacolo urbanistico rilevante. Il bypass non è previsto dagli attuali strumenti di pianificazione e interesserebbe un territorio a forte vocazione turistica e sottoposto a importanti tutele paesaggistiche. Un eventuale sviluppo dell’idea richiederebbe quindi il passaggio attraverso gli organismi provinciali competenti in materia urbanistica e paesaggistica e l’inserimento negli strumenti di pianificazione territoriale.
Per ora, dunque, non si tratta di un progetto pubblico né di un’opera programmata, ma di una proposta che Perini vuole mettere sul tavolo della discussione. Il prossimo passo sarà l’organizzazione di un incontro pubblico nel quale Ugo “Bike” intende presentare il tracciato, le valutazioni tecniche raccolte e le possibili soluzioni alle criticità.
L’obiettivo è aprire il confronto su una domanda destinata a diventare sempre più importante con il completamento dei nuovi collegamenti verso Rovereto: come far attraversare la Busa al traffico diretto da est a ovest senza riversarlo su una rete viaria locale già fortemente congestionata?
